Home Articoli L’Izoard esalta il presente preparando il futuro

L’Izoard esalta il presente preparando il futuro

L’Izoard, l’inedito traguardo del Tour de France che sui passaggi da questa montagna ha scritto comunque pagine bellissime, ha regalato il secondo successo di tappa a Warren Barguil. Sei giorni dopo da quando il campioncino bretone si era imposto nella tappa di Foix, nella ricorrenza della Festa Nazionale francese del 14 luglio. Come sembrano lontane adesso le lacrime della drammatica frazione di Chambery, nella quale il giovane talento del team Sunweb dovette rassegnarsi per pochi centimetri a concedere la vittoria al sorprendente Rigoberto Uran. Il colombiano della Cannondale Drapac che oggi troviamo piazzatissimo in classifica generale, in 3a posizione, a soli 29” dalla maglia gialla Chriss Froome.

Ci saranno soltanto tre giorni di gara da disputare e, cartina alla mano, è logico ipotizzare che potrebbe toccare esclusivamente alla crono di Marsiglia di sabato sentenziare quelli che saranno i definitivi piazzamenti. Froome, senza fare sfracelli nel corso delle tre settimane (al momento si deve ricordare che non si è ancora aggiudicato una tappa), si sta avviando alla conquista del suo quarto Tour de France. Collocandosi, se ciò dovesse verificarsi, alle spalle di mostri sacri quali Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain (5 centri). Davanti a gente come Thys, Bobet e LeMond, che vantano 3 vittorie alla Grande Boucle. Questa precisazione, per meglio comprendere attraverso tale contestualizzazione, la statura storica nella quale è giusto valutare il fuoriclasse britannico. Un fuoriclasse che si è avvalso del supporto di una squadra che, definire formidabile, fa correre il rischio di esprimersi in termini riduttivi. I compagni di squadra sono stati fondamentali per Froome. La maglia gialla e la sua formazione hanno dimostrato di riuscire perfettamente a tenere sotto controllo i principali avversari, per quanto essi accusassero ritardi piuttosto irrisori. Oltre che bravi, si deve riconoscere un’abnegazione totale agli uomini Sky. Col campione del mondo di Ponferrada, Michal Kwiatkowski, sempre inesauribile apripista. Oltre all’altro Michele, il basco Mikel Landa, al quale oggi, intorno ai meno 3 dal traguardo, l’attuale leader ha inteso – suscitando per la verità più di un interrogativo a riguardo – lasciare libertà d’azione. Per poi prodigarsi in prima persona, dopo aver rintuzzato un paio d’attacchi operati da Romain Bardet, a tentare di fare il vuoto e riportarsi alla ruota del compagno. Un tentativo che se anche non ha prodotto niente di particolarmente significativo, è bastato per mettere in chiaro una volta per tutte la propria autorevolezza. Dimostrata sia con la testa, che con le gambe.Al contrario del nostro Fabio Aru che, ancora ottimo sotto il profilo razionale, si è visto ancora una volta respinto dalle sue esili leve. Qualche colpo di tosse subito dopo l’arrivo ha lasciato intendere che una fastidiosa bronchite gli sta facendo compagnia già da qualche giorno. Proprio quando invece gli sarebbe servita una condizione ottimale per la più volte annunciata resa dei conti. Una resa dei conti che inevitabilmente, potrebbe realizzarsi quanto prima tra il talento sardo (adesso 5° nella generale) e lo staff dirigenziale del team Astana. Se delle troppe disavventure capitate negli ultimi tempi alla formazione kazaka, non è giusto attribuire colpe particolari a qualcuno, resta tuttavia chiaro che un talento come Fabio Aru andava tutelato maggiormente, a prescindere. Troppo spesso, così come era capitato sovente anche a Nibali negli anni di militanza nel team celeste, si è voluto far avvertire intorno a lui un’aria fin troppo pesante. Rischiando di trasmettere all’atleta quella sorta di ansia da rendimento che il più delle volte non facilita l’azione verso il raggiungimento dell’obiettivo. Oggi tra l’altro, pur nell’apprezzare la mossa di inserire ben 4 uomini nel folto drappello che ha dato via alla fuga di giornata, è stato assolutamente fuori luogo nel finale, consentire ad Alexey Lutsenko di procedere con la massima autonomia, anzichè attendere il capitano Fabio Aru. Alla luce di quello che è stato il rendimento del sardo negli ultimi chilometri, è certo che la presenza di un compagno al proprio fianco avrebbe contribuito a contenere maggiormente il gap dai suoi principali avversari.
A questo punto non servono tanti giri di parole. Per un podio che al di là delle posizioni, difficilmente la crono di sabato potrà inserire figure diverse da quelle attuali, il risultato del sardo sulle strade del Tour è apprezzabile per tutta una serie di circostanze: la vittoria di tappa, l’ingresso nella “top five”, i due giorni in maglia gialla. L’Izoard che oggi potrebbe in parte averlo respinto, lo attende presto grande protagonista. A rinverdire quei fasti che hanno visto primattori in passato, fior di campioni. Tra questi, da oggi si deve inserire anche Warren Barguil. La montagna lunare aspetterà di nuovo anche questo corridore il cui talento cristallino è emerso più che mai in questa edizione della corsa francese. Meno di tre mesi fa il campioncino della Sunweb era alle prese con la frattura del bacino. La sua performance va ben oltre dall’indossare la maglia a pois e indica una strada verso il giallo che consente, già dalla prossima edizione, di far sognare ai tifosi francesi un altro connazionale in giallo sugli Champs Élysées. Saranno trascorsi già 33 anni dall’ultimo successo di un transalpino. Era il 1985 e la corsa si consegnò per la quinta e ultima volta a Bernard Hinault. Guarda caso, bretone come Barguil.

le classifiche:

l’ordine d’arrivo
la classifica generale
la classifica a punti
la classifica degli scalatori
la classifica dei giovani
la classifica a squadre

Powered by Afterbit