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Froome soffre le insidie del Massiccio Centrale

Senza scomodare le Alpi, per non far sembrare il confronto fin troppo irriverente, è comunque cosa risaputa che le tappe del Tour che vanno a toccare il Massiccio Centrale nascondono spesso insidie e trabocchetti. Ne sa qualcosa la maglia gialla Chriss Froome che, appena riassaporata la gioia del primato, ha dovuto guardarsi bene e stare con gli occhi particolarmente vigili nel corso di tutti i 189,5 Km che hanno portato la corsa da Laissac Sévérac l’Église a Le Puy-en-Velay. Era ipotizzabile che la frazione avrebbe ispirato la tipica fuga da lontano e, alla vigilia della seconda giornata di riposo, in attesa che con le Alpi e la crono di sabato il Tour si consegni alle ultime e decisive battaglie, l’idea di un tentativo a lunga gittata avrebbe potuto anche godere del consenso del team Sky. Il sostegno a tale teoria lo si è visto quasi subito quando, contrariamente a quanto avvenuto nei giorni scorsi, il gap del gruppo della maglia gialla è andato a toccare e poi abbondantemente a superare i 5 minuti dal folto plotone degli attaccanti di giornata. Un plotone dal quale non poteva mancare il pimpante Warren Barguil, attuale e sempre più consolidata maglia a pois, particolarmente ispirato dai quattro GPM messi a disposizione dalla tappa odierna. Ispirazioni diverse, per cercare di entrare nell’azzeccato tentativo, le hanno avute anche Diego Ulissi – sempre alla ricerca ostinata del primo successo in carriera alla Grande Boucle -, Damiano Caruso – propenso a risalire posizioni nella classifica generale col dichiarato proposito di entrare nella top ten – e Bauke Mollema, che dopo la partecipazione al Giro d’Italia, aveva ben chiari sulle strade francesi i suoi compiti di spalla al servizio del capitano Alberto Contador. Le prime due settimane hanno però purtroppo evidenziato per il team Trek-Segafredo, che le ambizioni del fuoriclasse spagnolo devono rendere conto a una competitività che nelle ultime stagioni è andata riducendosi. Per cui, giusto prendere in considerazione per Guercilena e soci, anche eventuali glorie di giornata. L’olandese è stato perspicace nel cercare di attuare un tatticismo che potesse metterlo al riparo da un maggior spunto veloce del quale potevano godere alcuni tra i suoi compagni di fuga. Decidendo così di tentare da solo, un attacco sull’ultimo dentello posto a 15 Km dalla linea d’arrivo. Complice un po’ di stanchezza e anche un accordo tra gli immediati inseguitori che non è mai apparso troppo fluido e deciso, il trentenne tulipano è riuscito a mantenere un risicato vantaggio, sufficiente comunque a farlo presentare da solo sul traguardo di Le Puy en Velay e regalarsi il primo successo al Tour de France. Lui che, quanto a grandi gare a tappe, si era imposto a Burgos nel 2013, alla Vuelta Espana. Diego Ulissi, si è poi aggiudicato lo sprint del terzetto degli immediati inseguitori, giunto al traguardo con un ritardo di 19”. Più indietro, il gruppo inseguitore, con all’interno la maglia gialla Chriss Froome, ha acceso le polveri pochi chilometri prima di affrontare l’ascesa verso il penultimo GPM di giornata, il Peyra Taillade (1.190 slm). È stata soprattutto la formazione dell’AG2R di Romain Bardet che ha inteso forzare il ritmo, causando nel tratto di falsopiano una prima scissione del folto gruppo inseguitore. Facendo fuori proprio la maglia gialla che, chiamando poi a raccolta i suoi uomini, è riuscita a coprire il buco. Nemmeno il tempo di tirare il fiato, ed ecco per Froome l’ennesimo inconveniente meccanico a tormentarlo in questa edizione di Tour. Si è parlato di foratura, ma tanto è bastato a costringere il leader della corsa a mettere piede a terra. Con l’ammiraglia piuttosto distante nei primi concitati momenti, è stato fondamentale per il britannico l’arrivo di un sempre generoso e altruista Michal Kwiatkowski. Il quale, gli ha ceduto la ruota posteriore, consentendogli di riprendere la corsa e di mettersi all’inseguimento degli avversari più insidiosi ai quali, aveva già concesso circa un minuto. Henao e Kiryienka prima e Landa poi, sono stati fondamentali a far rientrare la maglia gialla che forse potrà avere meno smalto rispetto agli anni passati, ma quanto a personalità e autorevolezza, la felice conclusione dell’inseguimento di oggi, contribuisce ad elevarne lo spessore e, almeno in parte, a rivedere le convinzioni di molti che nel giorno della conquista della maglia gialla da parte di Fabio Aru, si erano affrettati a ritenere molto probabile l’irreversibilità della sua debacle. Sempre in tema di uomini di classifica, le note importanti da rilevare riguardano Daniel Martin che, con un attacco nel finale è riuscito a guadagnare 14 secondi su Froome e risalire alla 5a posizione nella generale, e Nairo Quintana che, ancora in difficoltà nei tratti in salita, ha aggravato di 3’54” il suo ritardo dal leader della corsa.
Il Tour ripartirà martedì con una frazione che presenterà le maggiori asperità nella fase iniziale, proponendo poi gli ultimi 100 Km meno impegnativi. Sarà l’anticipo di una due giorni alpina che dovrebbe scogliere molti dubbi e dove i primattori saranno a quel punto costretti più che mai a giocare a carte scoperte.

le classifiche:

l’ordine d’arrivo
la classifica generale
la classifica a punti
la classifica degli scalatori
la classifica dei giovani
la classifica a squadre

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