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Valverde: la gioia del poker si spegne tra le lacrime

The day after. Una Liegi apparsa, o almeno interpretata, in tono dimesso. All’indomani della tragica notizia della scomparsa di Michele Scarponi. Forse però, al di là dell’inevitabile malinconia che ha accompagnato una delle più importanti gare in linea del calendario, con la tristezza nel cuore che ha fatto da componente unanime a tutti gli attori di quel grande circo che è il mondo delle due ruote, la “Doyenne” – così intitolata per il suo essere la corsa più antica – ha bisogno di un opportuno restyling che le consenta di acquisire una componente agonistica equamente distribuita su un finale più ampio. Evitando che la combattività sia limitata alla sola ascesa verso Saint-Nicolas e all’epilogo nel quartiere di Ans. Il tutto racchiuso negli ultimi 10 chilometri scarsi.
Tenuto conto di tale valutazione, c’è da dire che dopo i vari Kwiatkowski, Gilbert e Van Avermaet, è ancora un “big one” che va in questa stagione a scrivere il proprio nome su una classica monumento. Quell’Alejandro Valverde – già vincitore mercoledì scorso alla Freccia Vallone – che, favorito alla vigilia, è riuscito a centrare il poker in questa classica che lo aveva già visto primeggiare nelle edizioni 2006, 2008 e 2015. Il murciano non si era tirato fuori dai giochi. Segnalando tra l’altro, insieme al grande obiettivo sportivo, il nobile intento in caso di vittoria, di devolvere il montepremi alla sfortunata famiglia del povero Michele. Un’amicizia fortissima ha sempre contraddistinto i quasi due coetanei e i gesti del vincitore sono stati eloquenti. Sia quando si è apprestato a tagliare vittorioso il traguardo alzando gli occhi e le braccia verso il cielo, alla ricerca dell’amico che non c’è più. Sia quando pochi minuti dopo, rispondendo alle prime domande degli intervistatori, non è riuscito a trattenere le lacrime, con la voce spezzata dal dolore e dalla commozione. La classe non è acqua e sicuramente Alejandro Valverde è la figura più autorevole a rappresentare così tante emozioni vissute in un clima surreale. Un atleta che può vantare le stesse doti umani e lo stesso senso profondo di professionalità, da accomunarlo a pieno titolo al collega scomparso.
Un finale quello tra Saint-Nocolas e Ans, dove non è passato inosservato il tentativo che il giovane Davide Formolo ha lanciato ai meno 6. Un tentativo che il compagno della Cannondale, Villella (Davide pure lui), gli ha preparato non appena la strada ha incominciato a salire verso l’ultima côte valida come gran premio della montagna. Un tentativo forse un po’ affrettato, giocato all’insegna di un pizzico di irresponsabilità giovanile, ma che ha messo in luce la tempra e la determinazione del corridore veronese che confidiamo di vedere altrettanto intraprendente e competitivo al prossimo Giro d’Italia.
Una volta che il gruppo dei migliori è rientrato sul battistrada, intorno ai meno 500, prima dell’ultima svolta verso il rettilineo finale, si è ripetuto lo stesso copione di pochi giorni fa sul Muro di Huy: 1° Alejandro Valverde, 2° Daniel Martin.
Sorge a questo punto spontanea la domanda, o quanto meno l’esortazione ad analizzare un risultato così speculare. Per quanto si tratti di due figure autorevoli; con il vincitore da considerare a tutti gli effetti, un fuoriclasse assoluto. Valutare attentamente, con l’intento soprattutto di far tornare questa corsa alla sua vecchia tradizione di classica da uno sviluppo più spontaneo e naturale. In assoluta contraddizione di quanto sta avvenendo invece da qualche anno a questa parte in cui l’attendismo regna sovrano.
Anche se davanti a un podio così, tanto di cappello! Valverde, Martin, Kwiatkowski.

Foto: Liège-Bastogne-Liège 2017 Liège/Ans 258Km – Victoire d’Alejandro VALVERDE, MOVISTAR TEAM © ASO/G.Demouveaux

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