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Un Giro da capogiro

Giro d’Italia numero 101. Da un punto di vista psicologico, l’aver superato la soglia del centenario può implicare una propedeutica fiducia verso il futuro, come pure una sorta di giro di boa. Una ripartenza, all’insegna di un pregresso storico e glorioso, dove la modernità ben si coniuga con uno stile di vita nel quale la bicicletta – soprattutto nei paesi più evoluti – va sempre più ad inserirsi nella quotidianità di tantissime persone.
In tale contesto il Giro d’Italia rappresenta il giusto trait-d’union nel quale storia e tradizione possono vantare quella valenza di componente “classica”. Un evento che soprattutto con le edizioni del nuovo millennio, va dimostrando di stare un po’ stretto ai soli confini nazionali. È indiscutibile che dietro la Grande Partenza da Israele ci siano componenti legate a logiche di business. Il business però non viene quasi mai per caso. Segno evidente che il brand Giro d’Italia rappresenta un’eccellenza capace di lasciare il segno. Anzi, addirittura, sembra essere più apprezzato all’estero che sul nostro territorio. Per dovere di cronaca sarebbe interessante valutare se sono stati soltanto problemi di natura logistica e organizzativa a imporre il mancato passaggio del Giro su regioni importanti quali la Liguria (già privata nel 2017) e la Toscana. Una terra quest’ultima, legata da sempre allo sport delle due ruote, che già nell’anno corrente aveva dovuto accontentarsi esclusivamente della sede di partenza di una tappa, in quel di Ponte a Ema (località famosa per avere dato i natali a Gino Bartali). Valutazioni e approfondimenti, non tanto per contestare le scelte legittime degli organizzatori, condizionati inevitabilmente da ragioni economiche e logistiche. Quanto per capire piuttosto gli amministratori locali. Se essi abbiano ben chiare le potenzialità di un evento che, limitare esclusivamente al contesto del ciclismo agonistico, è da ritenere assolutamente valutazione non corretta e alquanto riduttiva. Un deficit che comunque penserà l’epilogo nella città eterna di Roma a compensare. Guai a chi si lamenterà per l’anomala trasferta del giorno prima. Il Giro a quel punto avrà definito il suo legittimo vincitore e la passerella tra i monumenti storici della nostra capitale sarà il fiore all’occhiello di un’edizione che, analizzata anche in un contesto prettamente tecnico, sembra assumere diversi spunti di interesse.
Valutare il percorso senza conoscere i partecipanti, può rischiare di rendere l’analisi fin troppo parziale. La presenza nel parterre dell’ultimo vincitore della corsa rosa Tom Dumoulin, insieme a Vincenzo Nibali e Fabio Aru, non è sufficiente di per sé a garantire le rispettive partecipazioni. Il colpo grosso, ormai nell’aria da giorni, è stata la messa in onda della clip video nella quale Chris Froome – pokerista al Tour de France, e da quest’anno anche titolare di un successo alla Vuelta – ha annunciato la sua presenza. Le indiscrezioni parlano di un ingaggio stratosferico. Fatto sta che la partecipazione del britannico al prossimo Giro d’Italia fa assumere un valore aggiunto di alto spessore alla nostra più importante gara a tappe. Del resto, valutando il percorso nel dettaglio, si può dedurre che a parte l’eventuale ingaggio più o meno consistente, non sono stati concessi sconti al capitano della Sky. Il quale, nei suoi programmi, avrà già a luglio da centrare un altro dei suoi obiettivi prioritari per la stagione 2018: raggiungere a quota 5 nei successi alla Grande Boucle, grandi campioni del passato che rispondono ai nomi di Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain.
Se è vero che per vincere una grande gara a tappe sarà importante essere in forma soprattutto nella terza settimana, è altresì scontato che sarà fondamentale non buttare via del tempo prezioso nelle prime due. Se la crono individuale d’apertura di Gerusalemme (quasi 10 Km) potrà favorire colui che a tutti gli effetti diventerà il prossimo maggio l’uomo da battere, le nervose e impegnative tappe siciliane che seguiranno la tre giorni extracontinentale (la prima volta nella storia della corsa rosa) d’apertura, che culmineranno con il finale sull’Etna nella 6a tappa, imporranno inevitabilmente il dispendio di energie fisiche, ma anche e soprattutto mentali. Energie che alla fine potrebbero anche costar care a chi, come Froome, avrà poi nella Grande Boucle un obiettivo altrettanto primario. Come pure, non è da trascurare l’arrivo al Santuario di Montevergine di Mercogliano, due giorni dopo. Una salita non proibitiva, ma sempre un test importante per chi nutre ambizioni in rosa. Alla cui frazione, è bene ricordare, seguirà il giorno successivo l’arrivo a Campo Imperatore. Un epilogo posto sulla nostra vetta appenninica più elevata, che molto spesso ha saputo incidere sulla storia del Giro.


Sarà magari la settimana intermedia, le quattro frazioni che dopo il secondo giorno di riposo previsto per lunedì 14 maggio, porteranno la carovana ai piedi dello Zoncolan, quella nella quale i protagonisti più attesi potranno giocare d’attesa, lasciando spazio ai coraggiosi di giornata. Nella consapevolezza che una volta raggiunto San Vito al Tagliamento, la corsa entrerà nella fase caldissima dove in rapida successione Zoncolan, Sappada e la crono individuale di 34,5 Km da Trento a Rovereto disegneranno una classifica generale dove i primattori si conteranno sulle dita di una mano. Non sarà però finita qui. Con l’assenza delle Dolomiti nell’edizione 2018, saranno le montagne piemontesi a sentenziare il verdetto del Giro. Tappe impegnative con i traguardi posti a Prato Nevoso, Bardonecchia Jafferau (anticipato dalla sempre suggestiva scalata sullo sterrato delle Colle delle Finestre) e Cervinia.
Un menu ricco e variegato. Difficilmente, grazie anche della morfologia del nostro territorio, il Giro d’Italia tradisce le attese. C’è da sperare soltanto che a compensare il ritardo con il quale la corsa rosa si è presentata, possano arrivare in tempi piuttosto brevi altre importanti adesioni a fare da corollario a quella di per sé la più importante, legata alla presenza di Chris Froome. Pervenuta quale ciliegina sulla torta, nel corso della cerimonia di presentazione.

Nell’attesa, divertiamoci a concludere valutando e prevedendo eventuali altre importanti partecipazioni:
Vincenzo Nibali: la Sicilia costituisce un richiamo importante per il nostro corridore più rappresentativo. Il punto di domanda è rappresentato piuttosto su quali saranno le sue effettive ambizioni a livello di classifica generale. Il capitano della Bahrain Merida non ha fatto mistero che il prossimo anno punterà anche alle grandi classiche di primavera (Liegi in primis). Per tali ambizioni servirà godere di una condizione ottimale già a metà aprile. Mantenersi a certi livelli fino a fine maggio, quando si decideranno le sorti del Giro, è da ritenere impresa titanica. Può darsi pertanto che l’ultimo vincitore italiano della corsa rosa possa optare su Tour e Vuelta. Per presentarsi poi con un altro status ottimale al mondiale di Innsbruck, dove potrà finalmente confrontarsi su un percorso adatto alle sue caratteristiche. In alternativa, il corridore siciliano potrebbe valutare la partecipazione al Giro, puntando soprattutto sulla prima settimana e riservando un’attenzione secondaria alla classifica generale.
Fabio Aru: le recenti indiscrezioni apparse su “La Gazzetta dello Sport” indicano il corridore sardo quasi sicuramente alla partenza della corsa rosa. Le sue esperienze passate sono state molto interessanti, lasciando intravedere le stimmate del corridore per le grandi gare a tappe. Se il 2017 è stata per lui una stagione a fasi alterne, caratterizzata da sfortune e incidenti, dopo due anni di lontananza, il Giro d’Italia potrebbe essere l’occasione ideale del riscatto. Come pure 28 anni possono rappresentare l’età giusta per esprimere una maturità anche sotto il profilo atletico. Dove serviranno progressi, soprattutto a livello di cambio di ritmo.
Tom Dumoulin: la presenza dell’ultimo vincitore del Giro d’Italia potrebbe costituire circostanza di assoluto interesse. Chiamato a confermarsi in una grande gara a tappe, ma soprattutto, a confrontarsi con un campione che negli ultimi anni ha scritto la storia del più importante tra i grandi Giri. Due generazioni che avanzano. Il campione affermato chiamato a confrontarsi con il nuovo che avanza. Il disegno della corsa tuttavia, non sembra strizzare l’occhio al campione olandese. Sono previsti meno chilometri contro il tempo e le salite con pendenze insidiose potrebbero indurre il capitano del team Sunweb a dirottare le proprie attenzioni verso il Tour. Dove, le esperienze passate di Contador e Quintana insegnano, potrebbe trovare un avversario importante come Chris Froome, logorato dalle fatiche del Giro.
Mikel Landa: Se Quintana dovesse come previsto, orientarsi verso la Grande Boucle, il team Movistar potrebbe consentire al corridore basco – vincitore nell’ultima edizione di una tappa e della maglia riservata al miglior scalatore – di cercare di riscattare la prova di quest’anno, costellata da tanta sfortuna. Con i gradi di capitano designato per la classifica generale, spalleggiato da Alejandro Valverde che sarà soprattutto alla ricerca di glorie di giornata, l’ex corridore Sky potrebbe finalmente coltivare le proprie ambizioni. Senza nessuna limitazione e riserva. Ne guadagnerebbe la corsa, che potrebbe godere di un atleta dotato di indubbio talento, ma anche e soprattutto, di grande generosità.

Foto LaPresse -Stefano De Grandis / nella foto: Tom Dumoulin, Fabio Aru, Vincenzo Nibali, e Alberto Contador (Foto pervenuta da Ufficio Stampa RCS SPORT)

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