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Tanti contendenti, due soli protagonisti

Il Lombardia si consegna dopo 21 anni a un corridore francese. Un transalpino sui-generis che nelle proprie dichiarazioni ha sempre affermato affetto e stima per il nostro Paese. Thibaut Pinot ha trionfato in solitudine sul lungolago di Como, seguendo le orme del suo più ostico avversario di giornata. Quel Vincenzo Nibali che sempre in solitario, si era affermato sul medesimo arrivo nelle edizioni 2015 e 2017.
Con la soppressione del passaggio sul Colle di San Fermo, Il Lombardia 2018 era stato annunciata da molti addetti ai lavori come una corsa leggermente più facile rispetto al passato. Più di una voce si era alzata, prevedendo l’arrivo di un gruppetto a contendersi l’ultima grande classica della stagione. Il copione invece, è stato del tutto diverso. Una partenza a velocità sostenuta, con il Muro di Sormano giudice inesorabile. Una montagna minacciosa per le sue pendenze, ma posta a 50 chilometri dal traguardo, poteva dare l’idea che avrebbe scremato il gruppo dei pretendenti alla vittoria, ma azzerarlo quasi completamente, poteva risultare un’ipotesi azzardata. Eppure, è andata proprio così.Lo sloveno Primoz Roglic attacca già sulle prime rampe; Vincenzo Nibali e Thibaut Pinot gli rispondono. Facendo in tempo a raggiungerlo prima dello scollinamento al GPM. Nel frattempo, tra gli inseguitori, si incominciano a intravedere le prime vittime illustri. Da Romain Bardet, apparso in difficoltà già dalle prime pendenze del Muro, ma anche il campione del mondo Alejandro Valverde. Colpevole di non essere stato pronto a reagire al tentativo di Nibali e Pinot, si deve sobbarcare il peso dell’inseguimento. Un’operazione nella quale la sua squadra dimostra subito di non essere in grado di assecondarlo. Mentre davanti, i tre battistrada, procedono più che mai spediti. Solo il giovane colombiano Egan Bernal, autore di una discesa del Sormano da brividi, riesce a rientrare sul gruppetto comando. L’ultima scrematura spetta poi al Civiglio. Già dalle prime battute, Roglic e Bernal perdono le ruote di Nibali e di un particolarmente ispirato Thibaut Pinot, che tenta una serie d’attacchi per far fuori l’insidioso compagno di viaggio. Il colpo decisivo, il transalpino, lo sferra quasi al culmine del Civiglio. Quando il fuoriclasse siciliano deve abbandonarsi alle gambe che in quel momento non sono più in grado di rispondere alla testa. Il raccolto di Nibali sarà comunque estremamente positivo, poiché la sua ottima performance in quest’ultima gara di stagione, lo può tranquillamente abbandonare alla consapevolezza di essere uscito definitivamente da quel tunnel nel quale era entrato lo scorso 19 luglio. In quello sciagurato incidente sul finale della tappa dell’Alpe d’Huez. Un atteggiamento agonistico che non può essere stato determinato dal caso o da circostanze fortuite, e che può trovare invece fondamento in un recupero fisico che si è completato quasi al 100%. Un Lombardia così anomalo per il clima estivo con il quale si è svolto, ha finito col portare via anzitempo tutte le energie ai vari contendenti. L’alta velocità ha completato l’opera. Quella che ne è seguita è stata una selezione naturale che ha finito col premiare il corridore più forte del momento. Quel Thibaut Pinot, apparso emozionato e stanchissimo nel corso delle prime battute rilasciate dopo aver tagliato il traguardo da vincitore. Un francese partito in carriera con l’ambizione di essere protagonista nelle grandi gare a tappe, ma che intanto, in quest’ultima settimana di gare, è riuscito a portar via un 2° posto alla Tre Valli Varesine, la vittoria alla Milano-Torino, e soprattutto, la sua prima grande Classica Monumento; quel Lombardia nel quale si era già segnalato in passato con un 3° e un 5° posto.

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