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Salita o discesa: dove si deciderà il Mondiale?

Giornata di vigilia, giornata di supposizioni. Questo vale ovviamente anche per la prova più attesa della rassegna iridata di Innsbruck. Quella che metterà in palio la maglia per il titolo di campione del mondo dei professionisti. Un simbolo che se andasse una volta ancora a ricoprire le spalle di Peter Sagan, metterebbe il fuoriclasse slovacco sul gradino più alto nella storia, quanto a titoli conquistati. Un poker che fino ad oggi non è riuscito a nessuno, e in quel caso, Sagan lo avrebbe realizzato addirittura in forma consecutiva.
FAVORITI – Fin qui il campo delle ipotesi, come pure il campo delle ipotesi è ciò su cui si basano i siti di scommesse che in queste ore stanno pubblicando online le quote relative ai principali favoriti per la sfida tirolese. Tutti concordi nel puntare sul francese Julian Alaphilippe. Tallonato stretto dal murciano Alejandro Valverde che dopo 2 argenti e 4 bronzi, cercherà su un terreno amico di conquistare a 38 anni suonati, il tanto sospirato oro. Più indietro, sempre valutando i protagonisti più attesi attraverso le loro quotazioni sui siti di scommesse online, affiorano i nomi dei gemelli Yates, del polacco Michal Kwiatkowski, dello sloveno Primoz Roglic, dei francesi Bardet e Pinot, e dei nostri Nibali e Moscon.
PERCORSO DIFFICILE – Valutazioni dalle quali emerge ciò che è sempre affiorato quando l’oggetto delle discussioni ha riguardato il circuito iridato dell’edizione 2018. Un tracciato esigente e molto impegnativo, che se comparato con quelli degli ultimi 50 anni, difficilmente si possono trovare contesti analoghi. Ponendo come unica eccezione il circuito di Sallanches, dove nel 1980 Bernard Hinault andò a conquistare la sua unica maglia arcobaleno della carriera. Tutta una serie di ottime premesse, considerato che diverse edizioni, concentrate soprattutto nel secondo millennio, sono state caratterizzate da percorsi piatti che spesso hanno accompagnato la corsa all’insegna della massima monotonia, fino alle ultimissime fasi. 
TATTICHE DI CORSA – La domanda che si pone a questo punto però, è quanto le difficoltà altimetriche potranno prevalere su eventuali tatticismi. Nel ciclismo moderno purtroppo, quando si parla di tatticismo si rischia di trovare assonanza con attendismo. Attendismo che potrebbe significare la solita fuga iniziale a lunga gittata, con un plotone di attaccanti a menare davanti, forte di un cospicuo vantaggio. Dietro, il gruppo a inseguire, ma soprattutto a controllare con millimetrica precisione i tempi attraverso i quali attuare l’opportuno ricongiungimento. Lasciando che nel frattempo la corsa scorra fiacca, mantenendo gli organici delle squadre pressoché intatti. Con il rischio tuttavia, che essi possano sciogliersi proprio nelle fasi topiche, quando l’effettiva resa dei conti non è più rimandabile.
RICORSI STORICI – È racchiusa in questo punto di domanda l’eventuale spettacolarità della corsa e l’eventuale tendenza alla selezione che essa potrà determinare. Situazioni dalle quali scaturirà l’effettiva consistenza del gruppo più o meno ristretto dei favoriti. Perchè come al solito, saranno sempre i corridori a decidere, in base alla loro propensione all’agonismo. Le più variegate ipotesi della vigilia potrebbero per assurdo non trovare conferma. Il grande Alfredo Martini, aveva avuto più volte dichiarato che il Mondiale di Praga, quello che nel 1981 regalò il secondo titolo iridato a un redivivo Freddy Maertens, era di per sé un percorso impegnativo come pochi. La selezione che si consumò in occasione della sfida tra i dilettanti  dimostrò proprio questo. Il giorno successivo però, i professionisti non ne vollero sapere di accendere le micce. Tutti aspettavano che fosse come al solito la formazione azzurra a muoversi, ma gli italiani, consapevoli di poter sfruttare lo spunto veloce di Beppe Saronni, preferirono in quell’occasione giocare d’attesa. Risultato: al di là delle difficoltà annunciate, alla fine fu un folto gruppo di circa 30 unità che andò a giocarsi la corsa allo sprint. Uno sprint che vide Beppe Saronni recuperato in extremis dal belga di Newport. Un esito che fino a poche ore prima era da ritenere al di fuori da ogni logica. Altro ciclismo e altri tempi, questo è certo. Tuttavia, certe previsioni, legittime il giorno della vigilia, dovranno essere rivisitate poi nello svolgimento della corsa. Valutare l’effettiva difficoltà del tratto in salita, in relazione anche alle condizioni meteo di quel momento. Valutare quanto può essere producente stare davanti a fare l’andatura per svolgere direttamente le operazioni di controllo, o considerare invece se tale atteggiamento possa risultare addirittura controproducente, e spingere i vari favoriti a correre nella pancia del plotone per affrontare la corsa per lunghi tratti, all’insegna del risparmio massimo delle energie. Per citare degli esempi, ad Hamilton nel 2003 successe così. Gli azzurri davanti a tirare come forsennati in salita; gli altri, soprattutto gli spagnoli, a giocare di rimessa. Per andare a giocare nel finale, la carta a sorpresa Igor Astarloa.
DISCESA DETERMINANTE? – Non partiamo favoriti. Vincenzo Nibali, il nostro corridore più rappresentativo, pur evidenziando nell’ultimo mese evidenti cenni di recupero, è il primo a non sperare in una corsa dura già dalle prime battute. Mai come questa volta per il corridore siciliano, sarà importante valutare l’attimo giusto e soprattutto, per lui che tanto ama le discese, il punto giusto. Perchè al di là delle evidenti e inconfutabili difficoltà altimetriche, questo mondiale potrebbe giocarsi in discesa. In tal caso, sarebbero da rivedere le stime e le quotazioni di gente come Peter Sagan e Matej Mohoric.

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