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Roberto Pagnin: nel ciclismo si deve ritornare all’antico

Sembrerebbe un Tour chiuso e assoggettato allo strapotere degli uomini SKY. La tappa con arrivo a La Rosière ha messo pero in luce anche chiari falle ed errori tattici da ritenere madornali. Tutta una serie di situazioni che hanno contribuito al compimento delle finalità egemonica da parte del team diretto da Sir Dave Brailsford.
Tutti temi che hanno caratterizzato la puntata di “Sui Pedali Magazine”, nel corso della quale ha avuto modo di intervenire telefonicamente Roberto Pagnin, il “Cavallo pazzo” a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90, che quanto a strategie di gara era solito rispondere ad un unico comandamento: “attaccare!”.
L’ex scudiero di Moreno Argentin, vincitore di tappe al Giro e alla Vuelta, ha sottolineato come «i corridori di oggi abbiano perso l’inventiva e la fantasia, affidandosi esclusivamente all’esasperata metodologia e al supporto tecnologico». Privando uno sport romantico come il ciclismo, di affidarsi a quelle peculiarità che hanno reso questa disciplina portatrice di un’epopea, non riscontrabile in altri sport.
«Occorre il ritorno all’antico» – secondo Pagnin -. Fare riassaporare ai giovani il gusto della fatica. Solo così, secondo l’interlocutore, c’è la speranza di poter rivivere le gesta del tipo di quelle di cui proprio il 18 luglio 2018, ricorreva il 26° anniversario: l’impresa di Chiappucci sul Sestriere.

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