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Philippe Gilbert: l’impresa che odora di leggenda
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Philippe Gilbert: l’impresa che odora di leggenda

L’impresa che ti consegna alla storia. Perchè se Philippe Gilbert aveva già fatto in parte con le sue imprese la storia del grande ciclismo degli ultimi 40 anni, tale da classificarlo tra i suoi connazionali entrati a pieno titolo nella leggenda (Merckx a parte, il corridore vallone può serenamente sedere a fianco di campioni blasonati come De Vlaeminck, Maertens, Criquielion, Museeuw e Tom Boonen), l’impresa realizzata nel Fiandre numero 101 dal fuoriclasse vallone, da quest’anno alla corte della Quick-Steep Floor, ha qualcosa di incredibile e magico allo stesso tempo. Una magia ispirata da un gesto folle che però, tra tante follie e colpi di scena che hanno sconvolto una corsa diventata entusiasmante e spettacolare negli ultimi 100 chilometri, va comunque ad esaltare uno dei protagonisti più attesi. Leggermente al di sotto nei pronostici, del campione del mondo Peter Sagan e di quello olimpico, Greg Van Avermaet.
Difficile da ipotizzare un epilogo di questo genere quando a poco meno di 100 chilometri dal traguardo, il campione belga ha acceso le micce sul Kapelmuur. Portando via con sé, un plotone ben assortito comprendente tra gli altri i compagni di squadra Tom Boonen e Matteo Trentin. Oltre a corridori titolati in grado di centrare l’obiettivo massimo, quali Sylvain Chavanel, Arnaud Démare, Sep Vanmarcke e Alexander Kristoff. Ma anche una interessante rappresentanza italiana, composta da elementi quali Gianni Moscon e Sacha Modulo, che si è aggiunta al nome del già citato Matteo Trentin. Una mossa a sorpresa e forse anche un po’ azzardata, quella operata dalla Quick-Step Floor. Una mossa che però è servita a costringere alla rincorsa le squadre dei due esclusi più eccellenti nel plotone dei battistrada: Peter Sagan e Greg Van Avermaet.
Certamente però, vedere con tanta strada ancora da fare, un campione come Gilbert prodigarsi con tanta generosità nell’intento di far guadagnare secondi preziosi alla fuga, implica un ragionamento nel quale il campione del mondo di Valkenburg è da considerare completamente dedito alla causa del proprio team e altrettanto convinto di lasciare attraverso quell’eccessivo prodigarsi alla causa comune, tutte le proprie ambizioni e velleità personali in una corsa che non era mai riuscito a fare sua. Accarezzandola soltanto con i gradini più bassi del podio, toccati nelle edizioni 2009 e 2010.
L’autentico colpo di scena il vallone lo realizza nel corso del primo passaggio sull’Oude Kwaremont, quando al traguardo mancano poco più di 50 chilometri. È proprio in questa fase in cui viene annullato un tentativo operato nelle prime battute di gara, non appena il gruppo aveva lasciato la sede di partenza di Anversa. Un tentativo del quale faceva parte il giovanissimo Oliviero Troia (UAE Team Emirates). Oltre a Edward Planckaert (Sport Vlaanderen–Baloise), Julien Duval (AG2R), Andre Looij (Roompot-Nederlandse Loterij), Mark Mcnally (Wanty-Groupe Gobert), Edward Planckaert (Sport Vlaanderen-Baloise), Julien Morice (Direct Energie), Michael Goolaerts (Vérandas Willems-Crelan) e Stef Van Zummeren (Vérandas Willems-Crelan). Mai come in quel momento si è avuta la sensazione che Gilbert fosse al servizio di un brillantissimo Tom Boonen; particolarmente ispirato nelle sue ultime due domeniche agonistiche, a scrivere altre importanti pagine che potranno arricchire un palmares che vanta pochi eguali nella storia del ciclismo.
Il destino invece ha disegnato un diverso epilogo per una corsa che si avvia a vivere le fasi più importanti, presentando una situazione fluida nella quale nessuno appare a quel punto, escluso dai giochi. Nelle corse del pavè – è la storia a raccontarlo – niente è definitivo prima che il vincitore non ha tagliato il traguardo. Ecco allora un incidente meccanico togliere di corsa chi fino a pochi attimi prima, poteva essere additato tra tutti, come il logico favorito. Tom Boonen ha un problema con la propria bici. I meccanici sono lesti a fornirgli quella di riserva, ma anche l’alternativa sembra accusare criticità tali da non consentire a Boonen di riprendere la corsa. Sconsolato, il campione del mondo di Madrid 2005 è costretto a rinviare alla Roubaix di domenica prossima gli ultimi sogni di gloria.
In corsa però la situazione resta estremamente incerta e il vantaggio di cui può godere il battistrada non è sufficiente a farlo stare tranquillo. Soprattutto perché al secondo passaggio sull’Oude Kwaremont, sono proprio Peter Sagan e Greg Van Avermaet a sferrare un attacco importante al quale risponde soltanto il belga Oliver Naesen.
È un momento delicato della corsa, con Gilbert che rischia di vedere sfumare i propri sogni che, chilometro dopo chilometro, un gesto di estrema follia sembrava realizzare uno splendido romanzo di epica sportiva. Dove il mix di doti atletiche e coraggio può esaltare la grande impresa. Il risultato però non è a quel punto ancora scontato e deve intervenire la sorte ed anche l’eccessiva esposizione al rischio da parte del campione del mondo, per vedere improvvisamente neutralizzato un tentativo che diversamente avrebbe davvero potuto creare gravi insidie al battistrada. Sagan rasenta le transenne e va a toccare un piedino delle stesse e forse, anche uno striscione pubblicitario. Tanto basta per gettare a terra, uno dopo l’altro, i tre inseguitori. Da dietro rientrano Niki Terpstra e Dylan Van Baarle, sui quali in poco tempo è lesto a riportarsi anche l’incidentato Greg Van Avermaet. La storia della Ronde numero 101 a quel punto però, sembra avere un epilogo abbastanza chiaro e definitivo. La corsa più amata dai fiamminghi si riconsegna 30 anni dopo il povero Claude Criquielion, ad un altro corridore vallone. Capace di attirare su di sé simpatie bipartisan. Perchè Gilbert non ha mai lesinato spettacolo, perché Gilbert non è un carneade qualunque. Limitandoci alle sole “classiche monumento” il trentaquattrenne campione del mondo di Valkenburg 2012 poteva già vantare due successi al Lombardia e uno alla Liegi. La leggenda però non vive di sole statistiche e palmares e il poker di vittorie nelle grandi gare di un giorno raggiunto oggi con la vittoria al Fiandre, porta il sigillo della leggenda. Concentrata in una storia della quale si parlerà a lungo. Dove coraggio e follia sono andati per un giorno a sostituire watt e tabelle. Restituendo al ciclismo quel sano spirito di avventura di cui è intrisa ogni pietra di pavè e di quel ciottolato solcato dai grandi campioni del pedale.

foto tratta da: www.quickstepfloorscycling.com

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