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Peter Sagan: così è se vi pare

Foto Aso Bruno Bade
                                                                                                    Foto Aso Bruno Bade

Una bella giornata di sport all’insegna di una grande gesto atletico che consegna la seconda classica monumento al palmares di un campione destinato sempre più a segnare la storia del grande ciclismo, relativa a questo secondo decennio del nuovo millennio. Una giornata nella quale però, il destino è stato crudele, avendo voluto abbinare alla gioia del tre volte iridato Peter Sagan, la crudeltà per la scomparsa del giovane ventitreenne belga Michael Goolaerts. Un improvviso arresto cardiaco che dopo averlo gettato a bordo strada esanime, a braccia larghe, lo ha portato via nel volgere di un tristissimo pomeriggio. Una sorte spietata quanto maledetta, che rende più difficile raccontare le gesta e l’impresa di chi sulla strada ha inteso rispondere a diverse critiche a lui rivolte. Critiche che proprio negli ultimi giorni, erano andate sempre più intensificandosi.
A volte Peter Sagan, con la sua forte personalità, abbinata al classico atteggiamento del guascone, può dare l’impressione di lasciarsi scivolare tutto addosso, senza curare più di tanto, ciò che avviene al suo esterno. Al contrario, il fuoriclasse slovacco ha avuto modo in più di un’occasione di dimostrare una spiccata e mai banale sensibilità. Così com’è avvenuto anche in occasione del successo alla Roubaix, quando una volta appresa la tragica notizia del decesso di Goolaerts, non ha fatto mancare la sua nota di tristezza e il suo pensiero rivolto allo sfortunato collega.
La classica delle pietre non è nuova – si può dire anzi che costituisce il palcoscenico naturale – a esortare gesti atletici di elevato spessore e di alto contenuto tecnico. L’insignificante altimetria di questa classica monumento, a fronte dei quasi 30 settori di pavè, implica da parte del corridore un atteggiamento nel quale il gioco di rimessa rischia di trovare poco spazio. Al di là della fortuna che in tale contesto va a giocare un ruolo predominante, chi effettivamente intende nutrire ambizioni importanti non può esimersi dall’affrontare la corsa in testa. Circostanza che comporta un notevole impiego di energie e, per tale motivo, favorisce sempre una selezione naturale che cresce a dismisura con il passare dei chilometri.
È stata proprio la generosità tipica del campione del mondo, a lanciarlo ed accompagnarlo in quella che dai meno 54 al traguardo in poi, è stata un’assoluta marcia trionfale verso il velodromo di Roubaix. Una marcia trionfale che alla fine lo ha visto affiancato ad un unico compagno di viaggio: il campione elvetico e suo coetaneo (entrambi classe 1990), Silvan Dillier.
Il corridore dell’AG2R-La Mondiale, vincitore lo scorso anno della 6a tappa del Giro con arrivo a Terme Luigiane, era partito al mattino insieme ad altri 5 compagni di fuga, dopo che la corsa aveva da poco superato i 50 Km. La sua resistenza è stata messa a dura prova dal ritmo sostenuto che Sagan ha sempre impresso nel suo viaggio verso Roubaix. Nessuno è stato capace di tenere la sua ruota, ad eccezione del coriaceo svizzero. Prodigo anche nel concedere cambi al campione del mondo che, con il passare dei chilometri, appariva sempre più scatenato e determinato. Il capitano della Bora-Hansgrohe, più di una volta soggetto a critiche per tatticismi apparsi in più di un’occasione empirici e alquanto superficiali, è sembrato invece ispirato nell’occasione, da un acume particolare. Grazie al quale, nel momento in cui ha deciso di dare una svolta alla gara, è riuscito a mettere nel sacco i suoi avversari principali che a turno, ci avevano provato prima di lui.
Sincronismi perfetti grazie soprattutto al fatto che testa e gambe hanno dato sempre l’impressione di girare ai massimi livelli, senza subire battute di arresto. Ciò che forse non era stato domenica scorsa in occasione del Fiandre, ma che si era verificato invece una settimana prima alla Gent-Wevelgem. Quando Sagan, affrontando uno sprint lungo con il vento in faccia, era riuscito a far suo un altro grande appuntamento World Tour di questa primavera.
Lo si voglia o meno, Sagan è tutto questo. Il campione che ci mette la faccia. Sempre e comunque. Sia quando c’è da affrontare una sfida importante, come pure, quando si deve lasciare andare a particolari dichiarazioni. Una figura destinata a segnare la sua epoca. Con parole e risultati.

Ordine d’arrivo:

1 Peter Sagan (SVK) Bora – Hansgrohe 5:54:06
2 Silvan Dillier (SUI) AG2R – La Mondiale s.t.
3 Niki Terpstra (NED) Quick Step Floors 0:57
4 Greg Van Avermaet (BEL) BMC Racing Team 1:34
5 Jasper Stuyven (BEL) Trek – Segafredo 1:34
6 Sep Vanmarcke (BEL) EF Education First – Drapac 1:34
7 Nils Politt (GER) Katusha – Alpecin 2:31
8 Taylor Phinney (USA) EF Education First – Drapac 2:31
9 Zdenek Stybar (CZE) Quick Step Floors 2:31
10 Jens Debusschere (BEL) Lotto – Soudal 2:31

l’ordine d’arrivo completo

 

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