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Niki Terpstra sceglie i tempi giusti

Come può fare una bella signora, nella consapevolezza di poter contare sul proprio fascino. Così è stato anche per il Giro delle Fiandre che l’edizione 2018 ha proposto nel giorno dedicato alla festività pasquale. Un’interminabile maratona di oltre 260 Km che anche nel cattolicissimo Belgio ha riversato a bordo strada una fiumana di appassionati, quantificabili in centinaia di migliaia di persone che alla ricorrenza religiosa hanno accomunato un evento agonistico che rappresenta una delle maggiori icone dell’identità fiamminga.
I presupposti per lo spettacolo c’erano tutti. Il Fiandre non si scopre adesso e anche le variazioni di percorso intervenute negli ultimi anni, pur relegando l’ascesa del Kapelmuur (Geraardsbergen in dizione autoctona) lontana dal traguardo, grazie a tutta una serie di Muri proposti negli ultimi ultimi 45 Km. (Koppenberg, Mariaborrestraat, Steenberkdries, Taaienberg e Kruisberg proposti in rapida successione; per concludere con la terza ascesa dell’Oude Kwaremont, seguito subito dopo dal Paterberg), contribuiscono costantemente a esortare l’agonismo e la fantasia di chi su quei terreni è capace di fare la differenza.
Il problema di fondo sembra però restare sempre lo stesso. Alla fantasia e alla generosità i corridori cercano sempre più di privilegiare l’attendismo. Approfittando addirittura dei pochi che in gruppo, dimostrano di voler dare ancora spazio ai propri istinti a scapito dei sempre più stucchevoli tatticismi. Ne segue una condotta di gara poco incline allo spettacolo. Il Fiandre ne è l’ennesima prova. Sagan parte con i favori del pronostico? Tutti a correre alla sua ruota, pronti a saltargli addosso (sempre se le gambe risponderanno alla testa) nel momento in cui il campione del mondo deciderà di sferrare l’attacco. Nessun dà l’impressione di provarci per proprio conto. Spendere energie e portarsi dietro il corridore che da tre anni porta indosso il segno dell’iride. In un gioco di rimessa, succede che alla fine è lo stesso Sagan a svolgere il ruolo di regista e decidere quello che sarà il copione del finale di corsa. Un po’ com’è successo alla Sanremo. Corsa monotona fino alle prime rampe del Poggio, fin quando Nibali non ha sferrato il suo attacco. A quel punto la mancata reazione nell’immediato da parte del capitano della Bora-Hansgroe, ha consentito al campione siciliano di guadagnare qualche secondo prezioso in più, che gli è stato determinante per conseguire il successo nella classicissima.
Nel finale del Fiandre, il gruppo dei migliori è stato a lungo a tenere il terzetto dei battistrada composto da Pedersen, Van Baarle e Langeveld con un vantaggio oscillante tra i 30 e i 40 secondi. Un gap che se da una parte può essere ritenuto sotto controllo, con il passare dei chilometri e l’avvicinarsi del traguardo poteva rivelarsi anche molto pericoloso. Soprattutto quando l’indecisione e l’attendismo regnano sovrani tra chi deve organizzare l’inseguimento. Verrebbe da pensare, visti gli esiti del tentativo, che ai meno 28, quando Vincenzo Nibali ha deciso di sferrare l’attacco, ha inteso rompere gli indugi anche per favorire chi, con la sua scelta di non belligeranza lo aveva indiscutibilmente aiutato nella sua cavalcata trionfale verso Sanremo. Un pensiero che sorge spontaneo nel valutare che nemmeno due chilometri dopo il capitano della Bahrain Merida ha desistito nel rilanciare l’azione di Niki Terpstra, che nel frattempo si è portato sulla sua ruota. La mancata collaborazione del nostro corridore più rappresentativo non risponde a logiche tattiche, ma esclusivamente a motivi fisici. Il suo debutto al Fiandre nel quale si è distinto per aver cercato sempre di stare nelle posizioni di testa gli chiede il conto qualche chilometro prima dell’ultimo assalto verso il Kwaremont. Le gambe non rispondono più. A quel punto la corsa sembra assumere una piega che rende qualsiasi strategia non più rinviabile. Chi ha intenzione di provarci è costretto a quel punto a uscire allo scoperto. I tre battistrada stanno pedalando di buona lena e la pronta reazione di Terpstra nel rispondere a Vincenzo Nibali, implica inevitabilmente che gente come Philippe Gilbert e Zdenek Stybar, compagni di squadra dell’olandese primo inseguitore, siano più che mai orientati a giocare la carta dell’attendismo. L’ascesa verso l’Oude Kwaremont e la successiva verso il Paterberg rappresentano più che mai l’ultimo tentativo per rientrare a giocarsi la corsa. È proprio in quel momento che Peter Sagan riesce a fare la differenza. Attendismi e tatticismi non contano più e ognuno è costretto a dimostrare la valenza delle proprie gambe. Il campione del mondo riesce a fare il vuoto tra sé e i vari Van Avermaet e Michal Kwiatkowski. Due tra quelli che hanno inteso stargli più che mai con il fiato sul collo durante il corso della giornata. Una decisione che si dimostra però tardiva. Perchè su quel tratto di strada, dopo aver vissuto qualche momento di criticità, Niki Terpstra decide di giocarsi il tutto per tutto, riuscendo non solo a portarsi sui battistrada, ma a rilanciare immediatamente in quello che confida essere l’attacco decisivo. È in questo momento che la corsa si decide. Soltanto il danese Pedersen riesce per un po’ a tenere le ruote dello scatenato portacolori della Quick-Step Floors. I suoi ex compagni di fuga Baarle e Langeveld vengono riassorbiti dal gruppo degli immediati inseguitori dal quale prende il largo Philippe Gilbert; ultimo trionfatore al Fiandre. Gli immediati inseguitori che nel frattempo hanno annullato l’attacco del campione del mondo Peter Sagan, hanno ormai gettato la spugna alle proprie velleità. L’attendismo e l’esasperato tatticismo consegna loro un magro bottino, del tutto insoddisfacente. Se nessuno va portato in carrozza al traguardo, è giusto e opportuno però che fino al traguardo si siano consumati tutti gli sforzi e tutte le opportunità per centrare il massimo obiettivo. Non è una regola che il gioco di rimessa possa premiare sempre e comunque.
Alla luce di tante recriminazioni per ciò che poteva essere e invece non è stato, resta la bella impresa di Niki Terpstra, svolta in piena collegialità con il proprio team, la Quick Step Foloors; maestri assoluti a livello strategia, soprattutto nelle corse del pavè. Gli unici ad aver giocato d’attesa e di rimessa, nei modi e nei tempi più opportuni. Quando è stato il tempo di muoversi non hanno inteso tergiversare oltre. L’hanno fatto anche rischiando una pericolosa posizione cuscinetto che il vincitore dell’edizione 2018 del Fiandre è stato costretto ad assumere per diversi chilometri. Alla fine però, il quasi trentaquattrenne atleta olandese, che aveva già all’attivo la Roubaix del 2014, porta a casa la seconda classica monumento del suo palmarès. La sua terza affermazione stagionale dopo i successi conseguiti a Le Samyn e all’E3 Harelbeke. Volendo cercare una metafora o un’analogia calcistica, si potrebbe definire uno stopper in grado di rilanciare a tutto campo. Un po’ come sapeva fare il suo connazionale Wim Rijsbergen, nella mitica Olanda del mondiale di calcio tedesco, nell’estate 1974.

(foto concessa da Uffico Stampa Quick Step Floors Tim-De-Waele—Getty-Images)

Ordine d’arrivo:

1 Niki Terpstra (NED) Quick Step Floors 6:21:25
2 Mads Pedersen (DEN) Trek – Segafredo 0:12
3 Philippe Gilbert (BEL) Quick Step Floors 0:17
4 Michael Valgren Andersen (DEN) Astana 0:20
5 Greg Van Avermaet (BEL) BMC Racing Team 0:25
6 Peter Sagan (SVK) Bora – Hansgrohe 0:25
7 Jasper Stuyven (BEL) Trek – Segafredo 0:25
8 Tiesj Benoot (BEL) Lotto – Soudal 0:25
9 Wout Van Aert (BEL) Verandas Willems – Crelan 0:25
10 Zdenek Stybar (CZE) Quick Step Floors 0:25

l’ordine d’arrivo completo

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