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Nibali da leggenda nel giorno in cui si è sfiorata la tragedia

Decidere di partire quando al traguardo mancano 17 Km, per lanciarsi all’inseguimento del battistrada Thibaut Pinot. Lasciare nel frattempo che gli altri ci provino sulle prime rampe del Civiglio, restando tranquillo dietro, ad aspettare il proprio turno. Per lanciare l’attacco nel punto preciso, ormai premeditato da tempo. Tutta qui, in estrema sintesi, la cronaca di un prestigioso bis che Vincenzo Nibali è andato a raccogliere, da favorito numero 1, nella classica delle foglie morte. Baciata in questo primo sabato d’ottobre, dal sole tipico della primavera inoltrata e da un clima che, più che il cuore dell’autunno, sembra invece anticipare le prime canicole dell’estate.

Foto LaPresse – Fabio Ferrari

Foto LaPresse – Fabio Ferrari

Chi invece, tra i più blasonati contendenti, ha cercato di anticipare le mosse, è stato Philippe Gilbert. Il corridore della Quick-Step Floors, che Il Lombardia seppe fare suo nelle edizioni 2009 e 2010. Il vallone, in compagnia di Alessandro De Marchi e dello spagnolo Bilbao, si è riportato sul fuggitivo Mikael Cherel. Il francese dell’AG2R, che è stato il primo a transitare sia sul Ghisallo che sulla Colma di Sormano. Il transalpino era l’unico superstite di un terzetto di attaccanti del quale facevano parte il connazionale Mathias Le Turnier (Cofidis) e il belga della Quick-Step Floors, Laurens De Plus. Quest’ultimo, rimasto da solo ad inseguire nella discesa del Sormano il battistrada Cherel, ha fatto vivere minuti di panico assoluto, rendendosi protagonista di un volo nel vuoto, che è stato ripreso dalle telecamere. Una visione che ha gettato tutti nello sgomento, quando si è visto chiaramente che nell’affrontare una curva verso destra, il belga non è riuscito a mantenere il controllo della bici ed è sparito oltre il guardrail. La bici che vola da una parte e lui dall’altra. In una boscaglia che non lascia intuire quanto possa essere la profondità del vuoto. Più tardi per fortuna, arriveranno notizie più rassicuranti che escludono referti di particolare gravità. A fronte di tali episodi, l’indifferenza equivale a negligenza. Non ci si può fare scudo del concetto che anche le qualità di discesista possono e devono concorrere nel sentenziare il risultato agonistico. La salvaguardia dell’atleta deve essere posta sempre come priorità assoluta. Dopodichè, ben vengano in termini oggettivi, tutte quelle circostanze che possono essere in grado di determinare in corsa, la giusta selezione. Facendo emergere le singole peculiarità del corridore. Se nella discesa del Sormano, oltre allo spaventoso volo del corridore fiammingo, si devono alla fine mettere in bilancio altre conseguenze importanti, quali le fratture multiple riportate da Simone Petilli e Jan Bakelants, e tirare un sospiro di sollievo per il venezuelano Daniel Martinez che nonostante la caduta, è da ritenere idoneo a gareggiare già dalla prossima settimana, non c’è bisogno però di attendere referti più gravi se non addirittura irreversibili, per valutare preventivamente in forma più attenta e prudente i percorsi. Non si può delegare tutti i rischi alle singole circostanze soggettive, legate solo ed esclusivamente alla bravura dell’atleta nel condurre il mezzo. Nei limiti del possibile si devono valutare in forma approfondita, soprattutto i rischi oggettivi. Cercare di ridurli attraverso accorgimenti artificiali (la curva in questione, poteva essere messa in maggiore sicurezza attraverso materassi, o altri accorgimenti tali da evitare o limitare il salto nel vuoto?). Un argomento che dovrebbe essere sempre e costantemente all’ordine del giorno anche per l’Associazione Corridori, oltre che per gli organizzatori.

Foto LaPresse – Fabio Ferrari

Una parentesi dovuta, se si vuole che le cronache e i rendiconti delle gare, a fronte di imprese esaltanti come quella regalata dal fuoriclasse messinese, non vengano poi inquinati da eventi dolorosi che, con un po’ più di premura e di attenzione, avrebbero potuto essere evitati. Anche perché, è bene sottolinearlo, tali episodi rischiano anche di compromettere i risultati stessi. Proviamo a immaginare il festeggiatissimo e osannato Nibali del bis del Lombardia, che cosa ha dovuto subire e rinunciare a causa delle negligenze e delle scelte scellerate che non hanno tenuto conto dei rischi assurdi proposti dalla discesa del circuito olimpico di Rio de Janeiro.

Foto LaPresse – Fabio Ferrari

Lo stesso Nibali che – tornando alla cronaca – merita un 10 e lode per un’impresa nella quale in forma perfetta, ha saputo coniugare la sua generosità e la sempre alta spettacolarità delle sue azioni, al raziocinio e ad una logica di calcolo, che hanno dato prova di eccezionale sincronismo. Sempre attento nelle prime posizioni nel gruppo, con il fido Visconti a fare l’andatura, il capitano della Bahrain Merida ha dato sfogo ai principali avversari, controllando da dietro. Tenendosi a una sorta di distanza di sicurezza, che gli potesse consentire il rientro in qualsiasi momento. Per poi, al momento giusto, sferrare l’attacco decisivo e rilanciare la sua azione nel tratto in salita. Cercando successivamente, di guadagnare ulteriormente in discesa. Nessun errore, nessuna sbavatura a questo calcolo, nonostante la determinazione del francese Thibaut Pinot. Bravo e determinato a reggere il ritmo dello Squalo sulle rampi finali del Civiglio e determinato a restare alla sua ruota per gran parte della discesa. Alla fine però, il capitano della FDJ ha dovuto desistere e concedere, sempre nel tratto in discesa, quei pochi secondi che si sono rivelati fatali già nel primo attraversamento da Como; quello che ha anticipato l’ascesa verso il Colle di San Fermo. Fatali al punto che il vantaggio di Nibali sul francese è sempre andato dilatandosi e il rientro di Rigoberto Uran sull’immediato inseguitore, ha finito col sancire la resa definitiva. La salita del San Fermo ha fatto il resto. Mentre Nibali ha continuato nella sua cavalcata solitaria, tra gli inseguitori si sono rimescolate le carte. Il sempre determinatissimo Julian Alaphilippe, che era stato troppo nelle retrovie nei momenti salienti dell’ascesa del Civiglio, è riuscito a prendere il largo, pur nella consapevolezza che il tardivo inseguimento non avrebbe potuto produrre un risultato che andasse al di là del piazzamento d’onore. Il podio si è completato con la presenza di Gianni Moscon. Il giovane corridore trentino, apprezzatissimo protagonista in primavera alla Parigi-Roubaix e sempre brillante nel corso di tutta la stagione, ha confermato le sue eccezionali qualità, dimostrando la sua polivalenza. Una polivalenza che gli permette di emergere sia nelle classiche del pavè, sia in quelle con altimetrie più esigenti, quali appunto, Il Lombardia. I meriti di Moscon vanno ben oltre il fatto di essersi aggiudicato la volata del gruppo degli inseguitori. La reattività del giovane talento del team Sky, dimostrata sia sulle rampe del Civiglio che su quelle del San Fermo, la dicono lunga su quello che è il suo talento. Può venire pertanto spontaneo, senza troppo fantasticare, ipotizzare in un futuro anche abbastanza prossimo, con azioni da parte del trentino, che riescano ad emulare quelle alle quali ci ha abituato Vincenzo Nibali. Da oggi più che mai determinato, a partire dalla prossima stagione, a diversificare i propri obiettivi, tenendo conto anche delle classiche più prestigiose. Si parla già di Liegi, ma visto quello che è stato capace di produrre in passato, non è fantascienza sognare un attacco sul Poggio alla Sanremo, per rilanciare poi nel tratto in discesa. Tratto del quale però, sarà bene valutare già da adesso, l’opportuna messa in sicurezza.

l’ordine d’arrivo completo

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