Rappresentano il gotha del nostro ciclismo e non possiamo rischiare di perderli in assurde lotte fratricide. Con le loro imprese Vincenzo Nibali e Fabio Aru hanno fatto risalire la china a un movimento che ormai da troppi anni sta aspettando un futuro all’altezza di una tradizione che il presente però, tende a rimandare di anno in anno. I due leader del team Astana invece, sembrano sfuggire a questa logica di eterno attendismo. Dal lontano 2008 stavamo cercando un successo in una classica monumento e il fuoriclasse siciliano che nel frattempo è riuscito a mettere insieme tutta una serie di trionfi nelle più importanti corse a tappe – Vuelta nel 2010, Giro nel 2013 e 16 anni dopo Pantani, a salire sul gradino più alto alla Grande Boucle – ecco che a fine 2015 ci regala il successo al Lombardia, andando a chiudere così un lungo digiuno di successi nelle più prestigiose corse in linea. Succedendo a Damiano Cunego che proprio sette anni prima era riuscito a scrivere per la terza volta il proprio nome nella “corsa delle foglie morte”. Dall’altro lato, il giovane sardo che già aveva assaporato la gioia del podio al Giro d’Italia nel 2014 ( dietro a Quintana e Uran), è riuscito a migliorare la sua prestazione. Dopo una tribolata primavera con un fastidioso virus che sembrava compromettere la sua marcia di avvicinamento alla nostra corsa più amata. Un finale di corsa rosa in crescendo per Fabio Aru, dopo la crisi subita nella frazione del Mortirolo, superata grazie a doti mentali al di fuori del comune. Aru è riuscito addirittura a concedersi due belle vittorie di tappa e il posto d’onore in classifica generale. A settembre poi, dopo aver disputato una Vuelta usando la massima oculatezza nel gestire le proprie forze, è riuscito a far saltare il banco proprio nella penultima tappa, quella con arrivo a Cercedilla, dove l’Astana ha sferrato l’attacco decisivo a quel Tom Dumoulin che più di ogni altro aveva dimostrato essere l’avversario più ostico.

Adesso con l’apertura del grande ciclismo ormai imminente, eccoci tutti a valutare, commentare e ipotizzare i termini e i modi attraverso i quali saranno gestiti all’interno dell’Astana, le due punte di diamante del nostro movimento. Se è vero che il ciclismo è cambiato moltissimo negli ultimi anni, penso che una rivalità interna che possa rinverdire i fasti di quel che è stato Bugno-Chiappucci, ma in forma ancora molto più accentuata, Moser-Saronni prima, non potrebbe che essere propedeutica per tutto il nostro sport. Una rivalità capace di suscitare rivalità, fazioni, ma anche tanto entusiasmo del quale il ciclismo si è nutrito fin dalle sue origini. Senza con questo creare forme di tifo sfrenato e violento, come avviene purtroppo in altre discipline.

Un dualismo che stando ai rumors che stanno girando ormai da tempo, sembra che potrebbe essere rinviato di un anno. Nel caso in cui il team Trek-Segafredo intenda rendere attuativi i propositi che al momento sono sulla bocca di tutti. Il team diretto da Luca Guercilena dovrà però fare molta attenzione anche alla concorrenza. La BMC infatti, non ha mai fatto mistero di puntare al campione italiano e non mancheranno sicuramente altre compagini che cercheranno in un modo o in un altro di accaparrarsi il nostro corridore più rappresentativo nelle corse a tappe, in scadenza di contratto a fine 2016.

Una situazione che potrebbe addirittura però rendere complicata la convivenza di Nibali all’interno della squadra kazaka. Non possono assolutamente essere dimenticate alcune delle più dirette esternazioni di Aleksandr Vinokurov, rilasciate proprio nei momenti in cui il nostro campione si è trovato ad affrontare nel corso del 2015, le maggiori difficoltà a livello agonistico. Speriamo che, nel caso l’Astana non riuscisse a spuntarla per un eventuale rinnovo di contratto, lasci comunque a Nibali la possibilità di svolgere la professione garantendogli la massima fiducia e l’opportuna serenità come un campione del suo rango, con un pedigree così prestigioso, deve avere diritto.

L’altro punto di domanda riguarda invece il Tour che sembra ormai certo, Fabio Aru affronterà con a fianco Vincenzo. In un primo tempo sembravano profilarsi strade separate per entrambi. Il ritorno sulle strade del Giro per il siciliano, il debutto al Tour per l’ormai ribattezzato “Cavaliere dei Quattro Mori”. Sembra però che sia stato Nibali stesso a valutare positivamente l’opportunità di correre il Tour, per meglio rifinire la preparazione verso l’appuntamento olimpico di Rio de Janeiro dove Cassani ha intenzione di riconoscere per lui, il ruolo di capitano della nostra Nazionale.

Il campione tricolore rappresenta pur sempre il vincitore del Tour 2014 e l’anno scorso sebbene fossero rivolte verso di lui aspettative più ambiziose sulle strade della Grande Boucle, è riuscito comunque ad aggiudicarsi una bella tappa  e dopo un avvio disastroso, è riuscito a risalire in classifica generale, conquistando la quarta posizione. Fabio Aru potrà contare davvero sull’appoggio del suo capitano relegato al semplice ruolo di apripista e di fido consigliere? Se è vero che il Tour ha regalato a Nibali la più grossa soddisfazione in carriera, serve davvero fantasia a ipotizzarlo soldatino ubbidiente e subordinato a impegnarsi esclusivamente nel fine di ottenere le fortune per il suo giovane delfino, con la testa rivolta – quanto ad ambizioni personali – soltanto alla prova olimpica di Rio. Tanti punti di domanda che ci porteremo ancora avanti per parecchio tempo ma che nel frattempo, approfittando del nuovo progetto editoriale “BAGARRE”, il focus sul grande ciclismo, abbiamo inteso affrontare con tre autorevoli personaggi. Rispettivamente: Gilberto Simoni, Enzo Vicennati e Gian Luca Giardini.

l’intervento di Gilberto Simoni

l’intervento di Enzo Vicennati

l’intervento di Gian Luca Giardini