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Kittel offre il tris ma serve il verdetto del fotofinish

Se nel calcio può apparire grottesco se non esasperato decidere le sorti di una partita, oppure stabilire chi deve proseguire in un torneo o chi deve uscire, affidandosi alla cosiddetta “lotteria dei rigori”, com’è possibile decretare quanto il gesto atletico di Marcel Kittel che ha prevalso di appena 6 millimetri su Boasson Hagen, sia stato superiore rispetto a quello prodotto dall’avversario? Quando addirittura le immagini del fotofinish potrebbero propendere a ritenere il norvegese in vantaggio sul tedesco, che intanto però si porta a casa il terzo successo di tappa.


Tra l’altro, ed è bene sottolinearlo senza il timore di voler sembrare accaniti e prevenuti nell’osteggiare costantemente la Giuria internazionale, sono state molte finora le decisioni intraprese da questo organo che oltre ad essere fortemente discutibili, non sono mai apparse sufficientemente circostanziate. Logico dunque mantenere dubbi su un verdetto che almeno ad occhio nudo sembrerebbe propendere verso un’interpretazione diversa che in questo caso, dato l’oggetto del contendere, sarebbe addirittura opposta.

Macel KITTEL (QUICK – STEP FLOORS) – Arrivo allo sprint © ASO/Bruno BADE

Quale potrebbe essere in sintesi il motivo di fondo che potrebbe far avanzare qualche dubbio sulla decisione avanzata dai giudici? Alcuni siti web hanno dettagliato la differenza tra Kittel e Boasson Hagen in 6 millimetri (tuttobiciweb.it), altri in 3 decimillesimi di secondo (gazzetta.it e eurosport.it). Differenze davvero esigue da mettere effettivamente in discussione le modalità attraverso le quali sia possibile che esse vengano percepite e conseguentemente rivelate. Da qui la domanda spontanea se la Giuria non abbia voluto piuttosto applicare una norma dettata dalla consuetudine che in casi come lo sprint di Nuits-Saint-Georges vede privilegiato il corridore in rimonta.

il fotofinish © A.S.O.

D’altro canto, dopo tante scelte scellerate e mai abbastanza circostanziate come la sempre discussa squalifica operata ai danni del campione del mondo sul quale i giudici, senza però portare prove inconfutabili, hanno parlato di infrazioni commesse anche antecedentemente agli ultimi attimi convulsi dello sprint, come si può credere all’imparzialità di tale organo di giudizio che continua a tollerare senza porre nessuna interferenza, le continue scorrettezze compiute nei continui scontri testa a testa tra Démare e Bohuanni?
Non si ha notizia di nessuna pressione o ricorso avanzati dai dirigenti della Dimension Data e pertanto, dopo aver sollevato dubbi e polemiche, rassegnamoci al verdetto della giuria che comunque è bene sottolinearlo, va a premiare il corridore che nelle volate si sta dimostrando il più potente tra tutti gli sprinter.

Marcel KITTEL (QUICK – STEP FLOORS) con la maglia verde © ASO/Alex BROADWAY

Un velocista che con la sua progressione sembra ispirarsi come nessuno oggi, a grandi figure del passato quali Cipollini o Petacchi. Ciò in cui si differenzia da questi grandissimi campioni degli sprint, è il fatto che rispetto a loro il gigante biondo della Quick-Step Floors non può avvalersi di “treni” sicuri che riescano a pilotarlo e al contempo proteggerlo fino al punto in cui possa uscire allo scoperto e approfittare di una progressione che in questo momento non ha eguali. A Kittel non viene offerta l’opportunità di affrontare lo sprint in testa e di controllare poi l’eventuale ritorno degli avversari. Il tedesco, da questa sera maglia verde, il più delle volte deve arrangiarsi da solo e risalire uno ad uno gli avversari. La sua ulteriore bravura sta nel fatto che riesce a svolgere questa operazione stando fuori dalle mischie e uscire in modo pulito e senza correre troppi rischi. Oggi la sua posizione nell’affrontare gli ultimi metri era migliore rispetto al giorno precedente e gli sono bastati meno di 3 secondi per uscire verso destra e affiancare Boasson Hagen. Producendosi poi in uno spettacolare testa a testa nel quale come già ampiamente dettagliato, è dovuta intervenire la Giuria per decretare il vincitore.

Christopher FROOME (TEAM SKY) con la maglia gialla  © ASO/Alex BROADWAY

Adesso però, la Grande Boucle proporrà un intenso fine settimana che invita alla bagarre gli uomini che curano la classifica generale. Dopo la parentesi del primo arrivo in salita a La Planche des Belles Filles, saranno il Jura e la Savoia i palcoscenici delle eventuali sfide che i vari Aru, Porte, Quintana, Bardet e Contador, vorranno sferrare alla maglia gialla Chris Froome. Qualcuno, sempre riferendosi alla tappa che si è consumata mercoledì scorso sui Vosgi, ha inteso criticare l’atteggiamento in corsa della BMC che è andata a sostituirsi al team Sky nel cercare di riprendere la fuga di giornata. Come già precisato in un altro editoriale, la prima tappa con arrivo in salita rappresenta sempre un appuntamento molto particolare che, attraverso il conseguimento di risultati incoraggianti, può contribuire ad esaltare il morale. Forte delle belle prove palesate al Criterium Dauphiné, la formazione statunitense con forti radici elvetiche stava cercando fortemente la vittoria di tappa con Richie Porte. Questo non è poi accaduto, complice l’ottima performance del nostro Fabio Aru. Ciò non ha però affievolito le velleità del corridore australiano e c’è da augurarsi, nemmeno di quelli che sulla montagna dei Vosgi si sono dimostrati in affanno.
C’è da sperare piuttosto che, così com’è capitato in qualche circostanza nelle ultime edizioni, ci sia qualcuno che abbia voglia di agire di sorpresa attaccando da lontano. A quel punto potrebbe diventare difficile leggere e soprattutto interpretare la corsa, esenti da dubbi e perplessità. Ne guadagnerebbe sicuramente lo spettacolo. Gli ingredienti non mancano: salite, discese e stando alle previsioni, anche tanto, tanto caldo.

il profilo altimetrico della tappa numero 9 in programma domenica 9 luglio

il profilo altimetrico della tappa numero 9 in programma domenica 9 luglio

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