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Kittel, adesso sono cinque

Dopo il poker, nelle 24 ore successive, Marcel Kittel serve la cinquina. Definire tale operazione un gioco da ragazzi potrebbe sembrare un gesto di forte irriverenza nei confronti dei suoi avversari, tale addirittura da ridimensionare il risultato stesso. Resta il fatto che la potenza e la progressione del biondo velocista della Quick Step-Floors sembrano non concedere spazio a verdetti alternativi. Proprio per questo c’è da apprezzare l’impegno e l’ostinazione del polacco Maciej Bodnar, unico superstite di un tentativo partito da lontano che lo ha visto protagonista insieme a Marco Marcato e Frederik Backaert, che il gruppo ha ripreso ad appena 300 metri dalla linea d’arrivo.

Marcel KITTEL (QUICK – STEP FLOORS) – Il tedesco festeggia la sua 5a vittoria al Tour 2017. © ASO/Bruno BADE

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, la forza di Kittel consiste anche nel fatto che il fuoriclasse tedesco cerca di tenersi fuori dalle mischie, sempre ottimamente pilotato dal fido Sabatini. Per lui, non sembra fondamentale sgomitare per stare alla ruota dell’apripista toscano, quanto piuttosto, tenersi in buona posizione. Pronto a lanciare la sua tipica e irresistibile progressione che, calcoli alla mano, si protrae sempre per oltre 200 metri. Una condizione anomala per un velocista, che di solito tende sempre a limitare in uno spazio più ridotto la propria massima esplosione di potenza. Tra tante peculiarità, sembra soprattutto essere questo l’aspetto vincente di chi, dopo la vittoria di Pau, è salito sul gradino più alto tra i corridori tedeschi, quanto a tappe vinte al Tour de France.
Da domani però, la Grande Boucle ritroverà le montagne; questa volta gli ostici Pirenei, sui quali il meteo annuncia anche possibilità di pioggia. Il giorno di riposo e le due successive frazioni riservate ai velocisti, non hanno affievolito le polemiche e i veleni, soprattutto nei confronti del nostro Fabio Aru. Il quotidiano “Le Monde” è andato giù duro alimentando i sospetti più subdoli, senza però appoggiarsi a nessun dato concreto. Facendo proprie, teorie piuttosto contorte che si basano su analogie e circostanze più che mai astratte e per questo bislacche e inopportune. In diversi hanno cercato di ipotizzare i motivi e i perché di un così gratuito e fuori luogo accanimento nei confronti del corridore sardo. Più che ragioni di carattere nazionalistico (Aru potrebbe togliere spazio con le proprie ambizioni e le proprie performances a Romain Bardet, il corridore sul quale sono concentrate le ambizioni di riscatto del ciclismo francese), le cause potrebbero essere ricondotte all’attacco che il corridore dell’Astana ha voluto sferrare domenica scorsa alla maglia gialla Chris Froome. In una circostanza in cui il leader attuale della generale era alle prese con un problema meccanico. Da qui l’estrema facilità su cui una polemica può essere cavalcata, approfittando di generare altre polemiche e altre discussioni. Tutto condimento che può risultare opportuno quando le cronache quotidiane sono piuttosto soporifere, all’insegna di una noiosa monotonia. Una monotonia che però, accade sovente, che sia infranta daincidenti nei quali restano coinvolti personaggi illustri. Oggi, sulla via verso Pau, è toccato ancora Contador e Degengolb. Ma anche a Dario Cataldo, fido scudiero di Aru, costretto al ritiro a causa della frattura del polso sinistro e, sempre in casa Astana, Jakob Fuglsang.
Dopo le prime notizie che sembravano escludere conseguenze importanti, il comunicato arrivato in tarda serata parla di piccole fatture per il corridore danese. Una allo scafoide e l’altra alla testa del radio. Fin qui Fuglsang non era stato un fedele compagno di viaggio per Fabio Aru ma, alla luce di tanti interrogativi, se ne pone un altro che potrebbe apparire inevitabilmente malizioso, sempre riferito al corridore sardo. Tenuto conto che almeno fino ad ora sembra emergere la volontà di Fuglsang a restare in corsa, che cosa potrebbe comportare per Aru la presenza del luogotenente condizionata dall’incidente? Un compagno a mezzo servizio, o un avversario ridimensionato? La risposta ai Pirenei.

le classifiche:

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