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Julian Alaphilippe si aggiudica lo scontro tra titani

Julian Alaphilippe si aggiudica lo scontro tra titani


FOTO CREDIT: LaPresse – D’Alberto / Ferrari / Alpozzi

L’arrivo allo sprint alla fine c’è stato. Uno sprint solo per gli eccelsi però, non per tutti. Ancora una volta il Poggio è riuscito a fare la giusta selezione e vagliare il ristretto plotone degli eletti.
Un finale che ha regalato emozioni, non appena la testa della corsa è rientrata su Fausto Masnada, l’ultimo determinato attaccante di un drappello di 10 unità che ha preso il largo dopo appena 5 Km di gara. Era chiaro che dalla Cipressa in poi il canovaccio della nostra classicissima più amata dovesse prendere un’altra piega. A dare il la è stato il corridore di casa Niccolò Bonifazio. Avvantaggiato dal fatto di conoscere benissimo queste strade, il corridore ligure si è buttato a capofitto nella discesa della Cipressa riuscendo, una volta che la corsa è tornata sull’Aurelia, a mettere oltre 20 secondi tra sé e il primo gruppo di inseguitori. Un gruppo che in un primo tempo non è apparso troppo determinato nell’inseguire il battistrada del team Direct Energie. Il quale però, col passare dei chilometri, appariva abbastanza provato, caratterizzando il suo passo da un andamento piuttosto ciondolante sulle spalle. Il capitolo più bello è stato scritto sulle rampe finali del Poggio. Un primo attacco di Alberto Bettiol, il successivo rilancio di Julian Alapilippe che ha lasciato sul posto il corridore dell’EF Educational First; le azioni di contrattacco proposte da Peter Sagan e da Matteo Trentin hanno fatto il resto. Tanto è bastato per far presentare sulla Via Aurelia, al termine della discesa del Poggio, con 3.200 metri ancora da coprire, un gruppetto composto da nomi altisonanti. Chiamati a dare lustro e prestigio all’edizione numero 110 della classica dei fiori. Lusso e prestigio, ma non solo. Perchè gli ingredienti per assicurare emozioni e spettacolarità c’erano tutti. Un epilogo thrilling, quasi a evocare un colpo di scena sullo stile del giallo “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie. Con così tanti fuoriclasse, qualsiasi soluzione poteva adattarsi perfettamente alla stesura finale del romanzo. Da un attacco in estremix di Matteo Trentin, che ha preferito confidare nel colpo a sorpresa, piuttosto che affidarsi alle sue doti di ottimo velocista. Perchè dopo quasi 300 chilometri di gara, tante certezze rischiano di sciogliersi in più che ragionevoli dubbi.
Ci ha pensato Julian Alaphilippe, tra i tanti contendenti al successo, quello più pronosticato alla vigilia insieme a Peter Sagan, a mettere d’accordo tutti. É stato il francese nello sprint cinclusivo, il più lesto a saltare sulla ruota di Mathej Mohoric e risalire sullo sloveno, metro dopo metro. Per tutti gli altri è il caso di dire, si è trattato di adeguarsi all’attuale incontrastata superiorità del fuoriclasse francese. Dal piazzato, il belga Oliver Naesen, al terzo del podio, il campione del mondo di Ponferrada, Michal Kwiatkowski. Rispetto a due anni fa, posizioni invertite tra il polacco e Julian Alaphilippe. Con Peter Sagan, non ancora forse nella forma migliore, scivolato dal posto d’onore del 2017, al 4° posto di oggi.


FOTO CREDIT: LaPresse – D’Alberto / Ferrari / Alpozzi

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