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Il vento prima delle montagne

In attesa della due giorni alpina ci si è messo il vento a cercare di anticipare la sfida. Del resto, può succedere che la creazione di ventagli e il continuo frazionamento del gruppo in tanti plotoni, rischia di fare più selezione delle grandi salite che molto spesso, negli ultimi tempi, vengono affrontate all’insegna di un controllo reciproco. Limitando i tentativi di attacco soltanto negli ultimi chilometri.

Nessuno comunque, aveva provato a minimizzare gli eventuali trabocchetti che la frazione numero 16, con l’arrivo posto sulla cittadina posta sulle rive dell’azzurro Isère, poteva nascondere. Al di là della sua planimetria che soprattutto nella parte finale sembrava particolarmente ispirata ai grandi velocisti. Alcuni dei quali, per un motivo o per l’altro (da non trascurare le insidie sotto il profilo altimetrico nascoste nella prima parte del percorso), non si sono fatti trovare pronti. Respinti anche dal ventagli, che soprattutto nel corso degli ultimi 20 chilometri, sono andati creandosi, e in parte annullandosi, con molta frequenza.Finale dunque, con sprint a ranghi ristretti; limitato a un plotoncino di 22 unità. È stato ancora l’australiano Michael Matthews che, aiutandosi in parte col mestiere, è riuscito ad avere la meglio sull’ancora piazzato Edvald Boasson Hagen e un irritatissimo John Degenkolb, che si ritiene danneggiato dalle traiettorie del vincitore. Fin troppo propenso a dirottarlo verso le transenne, ostacolandone la rimonta. Piuttosto frettoloso nel lanciare la volata, il campione olimpico Greg Van Avermaet. Il corridore della BMC è uscito troppo presto allo scoperto, ponendosi davanti per un tratto fin troppo lungo, per non temere la rimonta dei principali avversari che è puntualmente avvenuta.
Per quanto riguarda gli uomini di classica, viene da sottolineare che nonostante le difficoltà e la rassegnazione a doversela sbrigare da solo, Fabio Aru è stato sempre vigile e reattivo nel rispondere ai numerosi tentativi operati dalla maglia gialla e dalla formazione Sky, con l’intento di cercare di lasciare qualche vittima illustre nel finale affrontato contro vento. Una situazione che oltre al corridore sardo sono stati in grado di gestire anche i vari Uran, Yates, Bardet e Quintana. Bilanci più negativi invece per Daniel Martin (-51”) e Alberto Contador (-1’33”). Una situazione che resta fin troppo fluida, con 4 corridori raccolti in meno di 30”. Le due frazioni alpine sono chiamate oltre che ad esaltare gesti atletici di spessore, a chiarire chi finalmente voglia approfittare di salite che hanno fatto la leggenda del ciclismo, per uscire da un equilibrio che per quanto avvincente nell’incertezza, non è stato capace di decretare fino ad adesso, chi possa essere quello che alla fine riuscirà a spuntarla.

le classifiche:

l’ordine d’arrivo
la classifica generale
la classifica a punti
la classifica degli scalatori
la classifica dei giovani
la classifica a squadre

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