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Il vento dell’Etna raffredda l’agonismo

Bagarretoday si aggrega al Giro nel momento in cui la corsa rosa tocca la Sicilia. Impegni contingenti dell’ultimo week-end, all’interno di uno dei salotti più suggestivi del nostro patrimonio artistico, nel centro storico di Volterra, mi hanno tenuto lontano dalla corsa che più amo e che, al di là di quelle che sono le effettive condizioni atmosferiche, rappresenta nell’intimo l’effettiva esplosione della primavera che dovrebbe annunciarsi ormai inoltrata e lanciata definitivamente verso l’estate.


il commento del diesse del team UAE Team Emirates, Marco Marzano


Il meteo di questi giorni in effetti non è che abbia voluto tener conto di queste sensazioni e, anche sulle strade del Giro d’Italia, è sembrato dettare legge soprattutto il vento che sulle isole trova di consueto, un habitat particolarmente congeniale.
Congeniale anche per la formazione della Quick-Step Floors, che grazie a un’azione curata con particolare acume dall’ammiraglia e realizzata poi al meglio dai ragazzi della formazione belga, gli ha consentito di lasciare la Sardegna con Fernando Gaviria in maglia rosa. Per quanto consapevole, il talentuoso velocista colombiano, che tale onore si sarebbe consumato nell’arco di una giornata. Con l’arrivo sull’Etna che inevitabilmente avrebbe ispirato gli assoluti primattori per la classifica generale.
Una certezza che da una parte assumeva i contorni di una speranza legittima per tifosi e appassionati che già ipotizzavano una prima grande sfida tra Nibali e Quintana; senza trascurare i vari Steven Kruijswijk, Thibaut Pinot e Adam Yates. Una sfida che però è mancata.
Se sullo stesso arrivo (si saliva da un versante diverso), nel 2011 Michele Scarponi provò con un primo allungo a stanare Alberto Contador che, nel rilanciare, volle già stabilire le opportune gerarchie, tutto questo oggi non si è visto e si deve analizzare nei particolari di una cronaca scarna, per trovare spunti interessanti e interpretazioni più o meno fondate.
Di certo resta l’impresa del vincitore, lo sloveno Jan Polanc che, replicando l’azione di due anni fa in vetta all’Abetone, ha regalato al team UAE Team Emirates il primo successo in una grande gara a tappe. Lo sloveno si è reso protagonista di una grande impresa, portando a termine da solo una fuga che aveva preso piede appena due chilometri dopo il via. Nella quale gli hanno fatto compagnia Janse Jacques Van Rensburg, Eugenio Alafaci e Pavel Brutt. Per presentarsi poi alle pendici del vulcano insieme al sudafricano Van Rensburg e restare poi da solo non appena la strada ha incominciato a far valere le sue pendenze.
Non dev’essere stato facile per il giovane sloveno portare a compimento una simile impresa e sicuramente saranno state fondamentali le esortazioni e gli incitamenti che il diesse Marzano, alla guida dell’ammiraglia, non gli ha mai fatto mancare. Successo meritato dunque, per l’alfiere del team manager Beppe Saronni. Capace, con un gesto atletico di tale portata, di affievolire almeno in parte le delusioni per una battaglia forse troppo annunciata, ma poi rimandata a tutti gli effetti.
Di tutto questo, sono in molti a dare la colpa al vento. Una giustificazione più che plausibile. Attaccare per restare poi da solo al comando, con il vento, appunto, che spira in senso contrario, può aver indotto più di uno, tra gli attesi primattori, a rassegnarsi ad una sorta di tregua armata. Lo scatto di Nibali ai meno 3 ha dato l’idea di essere più che altro un atteggiamento di folklore per i tanti conterranei accorsi ad applaudirlo, o al massimo, un’azione ispirata per vedere in faccia le reazioni dei suoi principali avversari. Capire se tra di loro poteva esserci qualcuno in grado di accusare qualche colpo a vuoto sul primo arrivo impegnativo. All’indomani della giornata di riposo. A parte qualche sventura, nulla di tutto questo è sembrato emergere. Se non piuttosto, constatare come Ilnur Zakarin, per quanto sgraziato e sovente sdraiato per terra (puntualmente, anche oggi ha avuto modo di assaggiare l’asfalto), con l’allungo prodotto negli ultimi 1.500 metri ha dimostrato di possedere la condizione fisica ottimale per ambire a traguardi ambiziosi. Cadute permettendo. I secondi di abbuono e quel gap che è riuscito a mantenere tra sé e gli avversari più immediati, gli hanno consentito di recuperare un po’ di quel tempo che, causa incidente, aveva dovuto concedere nel finale problematico della seconda tappa. Oltre a guadagnare anche sotto il profilo del morale poiché, vento o non vento, è stato l’unico ad emergere tra tutti i contendenti alle zone alte della classifica generale.
Classifica generale, per la cui sfida, sembra tutto rimandato all’arrivo di domenica sul Block-Haus e alla successiva crono individuale del Sagrantino, all’indomani del secondo giorno di riposo. Teorie azzardate e piuttosto semplicistiche. Se oggi il vento ha invitato molti dei protagonisti più attesi a desistere, il finale di Cagliari ha dimostrato l’esatto contrario. Non sempre le insidie nascono da altimetrie esigenti e significative. Il Sud Italia può rappresentare il terreno ideale per trappole e trabocchetti. Già la tappa di domani a Messina, potrebbe non essere una passeggiata tranquilla, in preparazione all’atteso show delle ruote veloci. Ma considerati i compagni che si trova, la nuova maglia rosa Bob Jungels potrà almeno sulla carta dormire più di ogni altro sonni tranquilli. Sembra cresciuto parecchio quel giovane talentuoso lussemburghese che già l’anno scorso nella tappa di Sestola, ebbe modo di provare l’emozione del primato.


la photo gallery della quarta tappa:

PHOTO CREDIT: LaPresse – D’Alberto / Ferrari

 

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