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Il trionfo di Van Avermaet nella Roubaix che segna l’addio di Tom Boonen

È mancato il fango ma non lo spettacolo, alla Parigi-Roubaix che si era annunciata ormai da troppi giorni, carica soprattutto della prova d’addio di Tom Boonen al quale erano in molti ad augurare il pokerissimo (quinta vittoria), fino ad oggi sogno irrealizzato per qualsiasi corridore. Tom Boonen in effetti ce l’ha messa tutta, a fronte di una squadra che insolitamente lo ha lasciato da solo fin troppo presto, fatta esclusione del compagno Zdenek Stybar. Il quale si è visto poi obbligato a svolgere più del capitano designato, il ruolo di protagonista. Ma la classica delle pietre e dell’Inferno del Nord, edizione 2017, è anche la classica monumento che dopo l’oro olimpico di Rio della scorsa estate, va per prima ad inserire il proprio nome nel palmares di Greg Van Avermaet. Apparso particolarmente ispirato e lucido in ogni fase di corsa. Anche nel momento in cui, a poco più di 100 chilometri dal traguardo, con la Foresta di Arenberg ormai alle porte, una caduta e il conseguente incidente meccanico hanno rischiato di toglierlo dai giochi. Il corridore belga, nelle ultime due stagioni entrato a pieno titolo nella stretta schiera dei fuoriclasse, deve comunque ringraziare il nostro Daniel Oss. Preziosissimo a fargli da apripista subito dopo il punto nevralgico di Arenberg, consentendogli così una volta rientrato, di starsene tranquillo senza collaborare nel plotone degli immediati inseguitori. Per poi salire in cattedra al momento opportuno, a ricongiungimento effettuato, quando i principali avversari – Boonen e Sagan su tutti – sono apparsi piuttosto affaticati e per questo poco reattivi a rispondere alla condotta del campione olimpico che ai meno 30, insegue insieme a Langeveld, Stuyven, Stybar, Roelandts, e Moscon, con un ritardo dal compagno battistrada di circa 25”. Tanto basta al fuggitivo per desistere dal tentativo di allungo, rendendosi disponibile per preparare al meglio il finale al proprio capitano. Proprio nel momento in cui l’altro tratto topico di piastrellato del Carrefour de l’Arbre va avvicinandosi. Nessuno, nel gruppo degli inseguitori sembra intenzionato ad arrendersi nella rincorsa, ma l’ulteriore allungo di Van Avermaet non appena si va a toccare l’atteso ciottolato, sembra scogliere ogni dubbio. Soprattutto nel momento in cui cedono il nostro Gianni Moscon e Jasper Stuyen. Tra i battistrada non sembra regnare il necessario accordo, ma l’autorevolezza in corsa e la determinazione del campione olimpico riescono a trasmettere ai compagni d’avventura quell’opportuna sudditanza, tale da scongiurare di cadere in tatticismi esasperati con pericolose ricadute in termine di concessione di secondi di vantaggio. Il tatticismo viene però assolutamente accentuato nel velodromo quando il ceco Stybar decide di salire nella parte alta e l’olandese Langeveld resta incollato alla ruota del favorito Van Avermaet. A quel punto il vantaggio accumulato viene consumato interamente sulla coppia degli immediati inseguitori Moscon e Stuyen e anche l’altro plotone comprendente i vari Boonen, Demare, Greipel e Degenkolb, si va facendo sempre più sotto. Inaspettatamente ecco proporsi una volata a cinque nella quale è proprio Gianni Moscon, consapevole delle poche energie rimaste, che decide di anticipare giocando di sorpresa. Il tentativo del trentino si esaurisce quasi subito, grazie alla reattività di Stybar nel mettersi alla sua ruota. Una reattività che nulla può però contro lo stato di grazia di Van Avermaet che proprio nell’ultimo tratto riesce a saltarlo e lasciarlo dietro di una bicicletta. Il podio è completato dall’olandese della Cannondale-Drapac, Sebastian Langeveld.
Il capitano della BMC riscatta sul velodromo di Roubaix lo sfortunato Fiandre di domenica scorsa, dove è comunque riuscito a ottenere un importante posto d’onore. Forse, come lui ha sostenuto a caldo ai microfoni degli intervistatori, la corsa dell’Inferno del Nord non era la classica monumento che ipotizzava di fare sua. Ragionando a rigor di logica e non di simpatia. Resta il fatto che la Roubaix di Van Avermaet resta un capolavoro per il modo in cui è stata ottenuta; sia dal punto di vista atletico che tattico. Dovendo tuttavia precisare che una parte della pietra consegnata al vincitore quale trofeo, spetta di diritto a Daniel Oss che già dal prossimo anno sarà giusto pretendere nelle corse del pavè, un ruolo più da protagonista che da faticatore e apripista. La stessa richiesta vale anche per il giovane conterraneo Gianni Moscon. Immenso e superbo in questa sua seconda esperienza alla Roubaix dove, complice anche l’incidente che ha tolto anzitempo dai giochi il compagno Ian Stannard, gli ha consentito di giocare le proprie chanche in prima persona. Forse un po’ troppo presto, ma tanto è bastato per raccogliere esperienza e un piazzamento nella top five, da interpretare come un segnale interessante per l’immediato futuro.

foto a cura: © ASO/P.Ballet

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