Home Articoli Il Tour riprende la sua marcia tra tanti spunti e un pizzico di veleno

Il Tour riprende la sua marcia tra tanti spunti e un pizzico di veleno

Il Tour riparte dopo il primo giorno di riposo e alla luce di ciò che è scaturito soprattutto nel corso dell’ultima tappa disputata, argomenti di discussione sui quali riflettere ce ne sono in abbondanza. Una prima settimana di gara all’insegna di tutto, fuorchè della monotonia. Agonismo, colpi proibiti, cadute, tradimenti e chi più ne ha, più ne metta. Al di là di questo, Froome si è presentato ancora in maglia gialla dalla partenza della 10a tappa da Périgex a Bergerac di 178 Km . Il corridore britannico è l’ultimo vincitore del Tour e, negli ultimi 20 anni (considerato l’annullamento dei successi di Lance Armstrong), è anche il plurivittorioso avendo trionfato in ben 3 edizioni (c’è da considerare in questo computo anche la revoca del successo di Alberto Contador nel 2010, per cui le vittorie ufficiali del campione spagnolo risultano essere 2 e non 3). Con un simile palmarès e con un terzo di corsa già messo alle spalle, il simbolo del primato attribuisce maggiore autorevolezza alla leadership del capitano del team Sky. Un capitano che soprattutto nella tappa di domenica con arrivo a Chambery, si è visto attaccato da più fronti. Dal progetto a lunga gittata attuato dall’AG2R la Mondiale, a quello sferrato da Fabio Aru a circa 6 Km dalla vetta dell’ultima asperità di giornata, il Mont du Chat. Una sfida infinita con i nervi tesi come corde di violino, anche se in gruppo può essere palesata una tendenza abbastanza coesa tra i corridori anglofoni, che sono stati lesti nel bacchettare almeno a parole, il corridore sardo. Reo, a loro giudizio, di un atteggiamento di scarso fair play. Avendo deciso di sferrare l’attacco alla maglia gialla nel momento in cui essa era alle prese con un problema meccanico e stava esortando con il braccio alzato, l’intervento dell’ammiraglia.

Rigoberto URAN (CANNONDALE DRAPAC PROFESSIONAL CYCLING TEAM) – vincitore della 9a tappa © ASO/Alex BROADWAY

Nel frattempo, a tappa conclusa, investendo anche i commenti del giorno di riposo, si sono consumati – soprattutto sui social – i giudizi più variegati relativi all’atteggiamento tenuto da Aru. Spaziando anche in un contesto più generale, e ponendo la domanda su quanto sia opportuno un comportamento di non belligeranza in uno sport che nasconde insidie dietro ogni curva e dove l’affidabilità del mezzo e di tutte le sue componenti, così come pure l’abilità nell’affrontare le discese e un po’ tutti i percorsi a rischio, contribuiscono a determinare la caratura e la consistenza di un campione. Teoria quest’ultima ineccepibile, sulla quale non è proprio il caso di tornare e ritornare. Del resto, mettendo in conto un atteggiamento meno bellicoso, rischia inevitabilmente di perderne l’agonismo e lo spettacolo. Spettacolo che però, sia chiaro, non si può in nome di esso proporre percorsi che sia pure mettendo in chiara luce le migliori doti acrobatiche in discesa di Roman Bardet rispetto a Richie Porte, vanno poi a privare la corsa di un altro importante e atteso protagonista. Pensando poi soprattutto alle gravi conseguenze subite a livello fisco dall’atleta australiano. Oltre alla valutazione dei rischi assunti e degli eventuali sviluppi che potevano addirittura essere ancora più gravi.
Ribadito che la tutela dei corridori deve essere posta come la priorità massima, anche al costo di limitare o quanto meno contenere lo sviluppo tecnologico nel caso questo non sia in grado di garantite le tutele più basilari, resta il fatto che lo scontro agonistico non può degenerare in una forma di eccessivo “gentlemen’s agreement” da invocare a seconda delle interprezazioni che possono essere attribuite alle singole circostanze. Anche perchè, le regole devono essere chiare e soprattutto certe. Eventuali straordinarie disposizioni devono per forza di cose essere impartite da un unico Organo supremo, qual è appunto la Giuria. Non certo da questo o quel corridore in base alla lingua che parla o secondo i coefficienti di simpatia che i vari leader possono godere all’interno del gruppo.
Resta tuttavia scontta la regola del “chi la fa l’aspetti!”. Nel senso che con il suo attacco Fabio Aru non si sarà certo accattivato le simpatie di Froome e di tutto il team Sky. Certe volte potrebbe essere più proficuo frenare lo spirito agonistico e concedere una tregua armata, in modo che possa rientrare il problema che sta condizionando l’avversario. Valutazioni estemporanee delle quali il diretto interessato dovrà, nel bene o nel male, assumersi le proprie responsabilità. Sostenendo esplicitamente che “la corsa è corsa” e che pertanto nelle fasi cruciali non si può andare troppo per il sottile. Potrebbe essere un’affermazione che, per quanto opinabile per qualcuno, rende comunque chiarezza e soprattutto ribadisce la teoria che quando gli atteggiamenti in corsa sono compatibili con il regolamento, le chiacchiere costituiscono un altro contesto nel quale può andar bene il bar, ma non certo una delle ascese più impervie di questa edizione del Tour.
Diverso però è, a tappa conclusa, affermare che “non mi ero accorto che Froome avesse un problema” e che “quando l’ho saputo, ho inteso desistere dal mio attacco”. Sono affermazioni queste che difficilmente possono essere supportate dalla prova televisiva che contrariamente, palesa uno straordinario sincronismo tra quando Froome alza il braccio, con il momento in cui Aru sferra l’attacco. Come pure è palese l’irritazione del sardo quando altri big vanno a porsi alla sua ruota senza collaborare, costringendolo a desistere dal suo tentativo.
Tra i tanti spunti della 9a frazione ci sarebbe poi da sottolineare la sintonia ”ottimale” (in senso ironico, ovviamente) che sembra sussistere tra il nostro corridore più accreditato per la classifica generale e il compagno di squadra Jakob Fuglsang. A Chambéry si sono presentati 6 corridori a giocarsi la tappa allo sprint. Tra questi soltanto 2 appartenevano alla medesima squadra e, ordine d’arrivo alla mano: 5° Aru, 6° Fuglsang. La domanda che sorge spontanea è: “C’è stato qualche errore?”. Una domanda che si saranno posta Martinelli e soci, con il coinvolgimento inevitabile del general manager dell’Astana, Aleksandr Vinokurov. Certo è, che peggio di così i due ragazzi della formazione kazaka non potevano fare. Con un pizzico di malizia si potrebbe anche ipotizzare che Aru stia scontando la scelta di avere rimandato il rinnovo del contratto a dopo il Tour; contrariamente al compagno/rivale. Da qui la decisione dei vertici del team di volere tutelare il corridore danese, riconoscendo lui quell’adeguata autonomia che gli consenta di nutrire ambizioni di classifica, fin tanto che questa non possa eventualmente, respingerlo in forma irrevocabile.
Sono tanti gli spunti per una sfida che inevitabilmente si accenderà sui Pirenei prima e sulle Alpi poi. Disponendo anche della crono di Marsiglia alla vigilia della giornata dell’epilogo; dalla distanza non proibitiva, ma pur sempre una prova che in caso di situazione fluida e di estremo equilibrio in classifica generale, potrebbe costituire l’occasione per l’ultima e definitiva resa dei conti.

le classifiche:

l’ordine d’arrivo
la classifica generale
la classifica a punti
la classifica degli scalatori
la classifica dei giovani
la classifica a squadre

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