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Il sorriso di Barguil, la testa di Aru

Ogni giorno, con il passare delle tappe, sono tanti i temi di discussione che si propongono per porre le giuste valutazioni per un ciclismo che possa essere meno appiattito da tatticismi esasperati e che lasci spazio alla fantasia e, come conseguenza, allo spettacolo. Tra le varie soluzioni da proporre, non si può essere insensibili a valutare che le frazioni a breve chilometraggio sono più difficili da interpretare e per questo, grazie alla peculiarità dell’esigua distanza, possono invogliare all’agonismo.
Proviamo infatti a mettere a confronto le ultime due tappe pirenaiche, cominciando da quella che ha consegnato la maglia gialla a Fabio Aru. Considerato che, nella frazione regina della cordigliera che separa la Francia dalla Spagna, con i suoi 214 Km e i 6 GPM, la corsa si è decisa soltanto negli ultimi 300 metri. Doveroso tuttavia non trascurare che, complice sicuramente anche la distanza ragguardevole, la penultima ascesa di giornata, quella che saliva verso il Peyresourde, ha fatto vittime illustri quali appunto Contador e Quintana. Le stesse vittime che però, il giorno successivo, su un percorso più che dimezzato quanto a lunghezza e colli da superare, hanno potuto almeno in parte, rientrare dei loro ritardi in classifica generale.


Tutti erano consapevoli che i 101 Km da Saint Girons a Foix avrebbe potuto far saltare gli schemi. C’è da pensare che a parte la sbornia di gioia e di euforia per la conquista della maglia gialla, Fabio Aru e soci erano consapevoli del rischio che il simbolo del primato avrebbe potuto cambiare proprietario, dopo nemmeno 24 ore. Come pure nessuno, all’interno del team Astana, non poteva nascondere che le tante e improvvise defezioni dei corridori in maglia celeste avrebbe comportato una sfida aperta nei confronti del leader in giallo, nella quale il campioncino sardo si sarebbe trovato costretto ad agire in prima persona.

Alla fine però, complice il bello spettacolo che la tappa in programma nel giorno della più importante festa nazionale francese ha proposto, sono da intendere promossi a pieni voti tutti i principali attori di giornata: corridori e relativi direttori sportivi. Cominciando dalla maglia gialla che, pur restando da sola, con il suo uomo più rappresentativo Jakob Fuglsang relegato sempre a fondo gruppo alle prese con la fastidiosa doppia frattura al braccio sinistro, ha saputo difendersi a denti stretti. Una difesa però, è bene sottolinearlo, che non è scaturita da una strategia spasmodica e istintiva. Fabio Aru ha dimostrato lucidità e autorevolezza tutte le volte che si è impegnato a rintuzzare i vari attacchi. Il capitano dell’Astana ha saputo mostrarsi freddo e attendista, facendo capire ai più diretti avversari che lo stanno tallonando nella classifica generale, che in fondo, maglia gialla o non maglia gialla sulle spalle, le strategie e gli interessi da condividere restano comuni. E’ pertanto più intelligente collaborare per gli stessi intenti, piuttosto che affondarsi l’uno contro l’altro.
Una posizione chiara e razionale che comunque non gli ha del tutto impedito di dover ricucire in prima persona i vari attacchi che gli sono stati portati soprattutto da Chriss Froome e da Rigobert Uran. È chiaro però che un atteggiamento così autorevole da campione navigato, trasmette agli occhi degli avversari la caratura e la forte personalità di una leadership che, è bene non dimenticarlo, può a 27 anni appena compiuti, vantarsi di avere vestito tutte e tre le maglie da leader delle più importanti gare a tappe. L’accrescere del proprio carisma, nel caso l’attuale maglia gialla continuerà ad essere sorretto dall’ottima condizione che sta dimostrando, gli tornerà sicuramente utile in questo week end che si annuncia molto nervoso esoprattutto, nell’ultima settimana. In particolare sulle Alpi, dove si consumerà l’inevitabile resa dei conti e potrebbero tornare molto utili alleanze contingenti che la strada e le circostanze di corsa potranno proporre. Gli apprezzamenti sono da allargare anche a Chriss Froome che sembra abbia reagito bene da quel pericoloso black-out che lo ha visto protagonista nel finale verso Peyragudes. Soprattutto – e qui l’encomio è da estendere anche ai tecnici Sky – sembra che la formazione britannica, sempre piuttosto propensa a riconoscere un solo ed unico leader, incominci a tenere di conto della carta Mikel Landa. Anche se il corridore basco è annunciato in uscita per il prossimo anno, potrebbe tornare molto utile; considerate le sue attuali, ottime condizioni. Grazie all’attacco portato insieme a Contador, sul quale sono poi rinvenuti i vari Quintana e Barguil, il gap di Landa dalla maglia gialla si è ridotto a 1’09”. Il team Sky può muovere in alternanza due differenti pedine, costringendo il leader attuale e conseguentemente anche Bardet e Uran, a uscire sempre più allo scoperto. Landa potrebbe costituire una più che valida alternativa a Froome, nel caso il deficit accusato ieri dal vincitore delle ultime due edizioni della Grande Boucle trovasse riscontri e conferme anche in altre circostanze. Una teoria che trova dimostrazione dal comportamento tenuto dal corridore della Sky nella marcia finale di avvicinamento verso il traguardo di Foix. Dei quattro battistrada, Landa è stato quello che ha dato sempre l’impressione, ponendosi spesso in testa a tirare, di puntare a guadagnare secondi sulla maglia gialla, piuttosto che puntare alla vittoria di tappa. Vittoria di tappa che dopo la beffa subita in extremis domenica scorsa a Chambéry, restituisce il sorriso al giovane Warren Barguil. Il giovane bretone può finalmente festeggiare il primo successo al Tour de France, oltre a vedere rinforzata la leadership nella classifica degli scalatori. Un riscatto importante contro la malasorte che arriva nemmeno 3 mesi dopo l’incidente al Romandia, che gli aveva comportato la frattura del bacino.


Per concludere, in questa lunga sequenza di elogi, una considerazione a parte la meritano Alberto Contador e Nairo Quintana. Le rispettive belle prestazioni odierne non possono bastare a togliere sospetti sulle loro effettive condizioni fisiche. È chiaro che il loro attacco non ha subito l’immediata reazione di quelli che occupano i piani alti della generale, proprio perché i relativi ritardi in classifica generale consentivano un minimo di margine di sicurezza. Resta il fatto che entrambi ne hanno opportunamente approfittato per recuperare e soprattutto, hanno finalmente fatto segnare un’inversione di tendenza che li voleva spesso e sovente dietro a rincorrere. Una propedeutica iniezione di fiducia che la dice lunga sulla personalità e la determinazione di questi due grandi primattori delle più importanti gare a tappe.

le classifiche:

l’ordine d’arrivo
la classifica generale
la classifica a punti
la classifica degli scalatori
la classifica dei giovani
la classifica a squadre

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