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Il poker di Gilbert all’Amstel segnata dalla sfida con Kwiatkowski

Il poker di Gilbert all’Amstel segnata dalla sfida con Kwiatkowski

Si potrebbe scrivere “niente di nuovo sotto il sole”, limitandoci a valutare un ordine d’arrivo che riporta alle prime posizioni due grandi protagonisti di questa primavera. Philippe Gilbert e Michal Kwiatkowski che, una ciascuno, hanno saputo centrare due classiche monumento, quali Fiandre e Sanremo. L’Amstel Gold Race riconferma campioni blasonati che mai come adesso, vanno rendendosi protagonisti nei grandi appuntamenti e soprattutto, con i loro nomi altosonanti, vanno ad arricchire gli albi d’oro delle grandi classiche. A dimostrazione che i grandi interpreti stanno dimostrando di voler onorare con le loro prestazioni, tutte le corse alle quali prendono il via. Alla faccia di chi preferisce invece preparare i propri obiettivi lontano dai palcoscenici dove si consumano spettacolo ed agonismo.
Dopo il trionfo di Sanremo, è andata proponendosi la legge del contrappasso per il talentuoso polacco, iridato di Ponferrada. Un atteggiamento nettamente più propositivo il suo, rispetto a quello attuato nella classica dei fiori. Kwiatkowski ha cercato sempre e con ogni mezzo di provocare la selezione, agendo in un finale sapientemente ridisegnato dagli organizzatori, che si erano accorti di comeil Cauberg, per quanto spettacolare, rischiasse di ingessare la corsa fin quasi all’epilogo naturale, nel tratto in salita proposto appena usciti dalla località diventata famosa per le sue 5 sfide iridate proposte dal 1948 fino all’ultima del 2012. E’ stato appunto l’ultimo iridato dell’appuntamento iridato targato Valkenburg, ad aggiudicarsi il testa a testa con il polacco che nell’ultimo chilometro ha voluto interpretare lo stesso canovaccio che lo aveva ispirato nel finale della Sanremo. Gilbert ha saputo però rispondere al cinismo di Kwiatkowski con lo stesso cinismo. Anche se, allo scatto del corridore del team Sky, ha risposto con una reazione che risentiva in parte della sorpresa, impiegando più del previsto nel portarsi alla SUA ruota. Difficile sulla carta ipotizzare chi dei due fosse il più veloce. I calcoli dovevano tenere conto più delle potenziali energie rimaste nelle reciproche gambe e soprattutto, sulla freddezza con la quale, uno dei due, sarebbe stato capace di interpretare al meglio il momento giusto per lanciare la sfida.
Gilbert ha dimostrato quanto a cinismo e freddezza, di ragionare in maniera diversa a Peter Sagan e i fatti gli hanno dato ragione. Lo sprint lo ha visto prevalere nettamente sull’avversario e tra i tanti interpreti che la cronaca ha proposto, i duellanti finali hanno dato prova di essere di una spanna superiori alla pur rispettabilissima concorrenza.
Nella terra del Limburgo si è scritto un capitolo importante delle classiche delle Ardenne che comunque, tra la Freccia di mercoledì e la Liegi di domenica, sapranno proporre altri spunti interessanti, arricchendo le cronache con altri autorevoli protagonisti. Per quanto resta inteso che chiunque intenderà nutrire ambizioni di gloria, non potrà esimersi dal confrontarsi con Gilbert e Kwiatkowski.
Contrariamente all’Amstel però, sia Freccia che Liegi proporranno lo stesso copione, ormai più che consolidato. Con Muro di Huy e finale di Hans, destinati con molta probabilità a tenere bloccata la corsa fino alle battute finali.

immagini tratte dal sito: www.quickstepfloorscycling.com / Pict.(c) TDWsport.com

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