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Dernier km / Last KM - Paris-Tours 2018

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Gepostet von Paris - Tours am Sonntag, 7. Oktober 2018

I vigneti della Loira esaltano Soren Kragh Andersen

C’era una volta la Parigi-Tours. Un percorso piatto adattissimo alle ruote veloci. Uniche variabili, il meteo e lo strappetto posto sul finale di gara. Niente di particolare, ma sufficiente a volte, a lanciare il finisseur di turno verso la vittoria in una classica scesa di categoria negli ultimi anni; inserita al di fuori del calendario World Tour.
Dal 2018 ASO, la societĂ  che gode della titolaritĂ  del Tour e della Vuelta, oltre che di altre importantissime gare in linea – Roubaix e Liegi su tutte -, ha deciso di cambiare drasticamente il finale. Riempendolo di una serie di settori di sterrato, che vanno a costeggiare gli splendidi vigneti della Valle della Loira. Qualcosa di ibrido, sicuramente da perfezionare nella superficie stradale, che vorrebbe assomigliare alle Strade Bianche senesi. Nulla di tutto questo al momento. Il brecciolino che ricopre il fondo stradale, aguzzo e mobile, nasconde insidie addirittura piĂą compromettenti dei piĂą difficili settori di pavè. Il rischio maggiore sono le forature, che spesso e volentieri incidono alla cieca. All’insegna della semplice fatalitĂ  o della sfortuna.


Una corsa che con queste variazioni, ha cambiato quasi del tutto i connotati. Gli ultimi 40 chilometri hanno infatti proposto una continua selezione dalla quale è emersa una vecchia volpe delle classiche del pavè. Quel Niki Terpstra che in carriera è stato capace di porre il sigillo sia alla Roubaix nel 2014, che quest’anno al Fiandre. Il 34enne olandese ha preso il largo proprio nei primi settori di sterrato, insieme al francesino Benoit Cosnefroy e al danese Søren Kragh Andersen. Un tentativo nel quale soprattutto il corridore dell’AG2R ha fatto mancare la spinta propulsiva. Saltando qualche cambio e palesando una tendenza scarsamente collaborativa. Un atteggiamento che ha spinto gli altri due attaccanti a provocarlo attraverso attacchi singoli. Buon per Andersen se il primo tentativo, portato ai meno 10, è stato subito fatale. L’atteggiamento di Cosnefroy è rimasto pressochè immutato. Tanto che il battistrada si è presentato da solo sotto il traguardo, distaccando di 26” i suoi ex compagni di fuga. Poi, una sequenza di arrivi alla spicciolata. Piccoli gruppetti che hanno sfilato uno dopo l’altro sul consueto, lungo vialone d’arrivo.
Una corsa dunque del tutto trasformata. Certamente più avvincente sotto il profilo agonistico e dello spettacolo. Per una volta ASO ha voluto giocare di fantasia. Andando a incentivare il terreno per gli attacchi. Un terreno immerso in un palcoscenico che per i suoi colori, fa tornare in mente gli anni in cui questa classica era denominata G.P. d’Autunno.

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