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Giu’ la testa Froome, Fabio Aru in giallo

Più che della tappa regina della cavalcata pirenaica, ripercorrendo la cronaca della corsa, parrebbe di parlare di una Freccia-Vallone. Non per nulla, il corridore che si era imposto nell’unica circostanza (2012) in cui il Tour fece meta a Peyragudes, fu proprio quell’Alejandro Valverde che sul Muro di Huy ha ottenuto ben 5 successi (di cui 4 consecutivi dal 2014 al 2017). Analisi questa, che difficilmente potrà essere smentita o contestata.

Fatta eccezione delle defaillances di Quintana e Contador nel corso dell’ascesa verso il Peyresourde, tutto si è infatti sviluppato nel corso degli ultimi 300 metri. Sul tratto impegnativo di salita che conduce al secondo arrivo in quota di questa edizione della Grande Boucle. È stata in quella circostanza che ancora una volta, il nostro Fabio Aru ha inteso accendere la miccia. Una scelta azzeccata che ha messo in luce le debolezze della maglia gialla, l’unico tra i big che nel corso della giornata, ha potuto avvalersi del costante lavoro dei compagni di squadra che hanno sviluppato sempre un ritmo altissimo, tale da scoraggiare tentativi di attacco e velleità particolarmente bellicose da parte dei principali avversari.

Romain BARDET (AG2R LA MONDIALE) – Vincitore della 12a tappa © ASO/Pauline BALLET

Per quanto si tratti di un tratto esiguo di strada, quei 300 metri sono stati più che sufficienti per esternare l’effettivo valore delle forze in campo. Appare chiaro che la scelta di muoversi con maggior solerzia rispetto agli altri, abbia quasi sicuramente pregiudicato al capitano dell’Astana, le ambizioni di vittoria della frazione pirenaica. Era importante però che Aru ci provasse, con l’intento di far calare la maschera ai suoi avversari. Tanto è bastato per capire che Froome sia quanto meno attaccabile. Per quanto non rappresenti nulla di irreparabile, perdere in un tratto così breve 20 secondi da Aru e 22 dal vincitore di tappa Romain Bardet, è comunque un segnale preoccupante per il campione britannico che ha dato chiaramente l’impressione di essere assolutamente interdetto quanto a capacità reattive. Tanto da ipotizzare in un primo momento, un ennesimo problema meccanico. Niente di tutto questo invece. Il responso è chiaro e la maggiore lucidità espressa da Froome domenica scorsa, nel tratto finale dell’ascesa verso il Mont du Chat, sembra al momento raccontare una storia ben diversa e in assoluto contrasto con ciò che si è assistito sul rettilineo conclusivo a Peyragudes.

Christopher FROOME (TEAM SKY) © ASO/Pauline BALLET

È giusto anche valutare attentamente, prima di esprimere condanne a riguardo, l’atteggiamento tenuto da Mikel Landa nelle ultime concitate fasi di corsa. Questo perchè, se il compagno di squadra dell’ex maglia gialla fosse rimasto a fianco del capitano, avrebbe potuto fare ben poco. Ipotizzabile, e per questo non obiettabile, l’eventuale teoria che sostiene che la scelta del corridore basco di dirottare le sue attenzioni verso lo sprint, può essere stata indotta anche dall’intento di togliere preziosi secondi di abbuono a disposizione degli avversari più pericolosi. Perchè è bene sottolinearlo, se Quintana e Contador appaiono sempre più fuori dai giochi, l’ennesima buona prestazione di Rigoberto Uran la dice lunga sugli obiettivi del colombiano che, sornione, sornione, è adesso 4° in classifica generale, a 55” da Fabio Aru. Lui che, sulle strade del Giro, quando più, quando meno, ha dovuto sempre fare i conti con fastidiose allergie che trovano terreno fertile soprattutto nel cuore della primavera. L’estate francese potrebbe dunque rappresentare per il corridore della Cannondale-Drapac, un contesto nettamente più propizio rispetto a quello che può offrirgli la corsa rosa.

Romain BARDET (AG2R LA MONDIALE) – Vincitore della 12a tappa © ASO/Pauline BALLET

Per non parlare poi di Romain Bardet. Il successo conseguito dal campioncino francese ai 1.580 metri del Colle pirenaico, può significare per lui la stessa carica di fiducia e di entusiasmo che può trasmettere a Fabio Aru, l’indossare la maglia gialla. In più, il corridore nato nel novembre del ‘90 a Brioude, cittadina dell’Alta Loira, sembra disporre di un’ottima squadra in grado di assecondarlo soprattutto nelle frazioni di montagna. Soprattutto poi, il giovane talento transalpino dà l’idea di riuscire al meglio sia quando ci sono da adottare tattiche attendiste, lasciando che siano gli avversari a svolgere il lavoro primario (così con’è avvenuto nella tappa pirenaica), o quando c’è da uscire allo scoperto in prima persona. Sfruttando anche un abile gioco di squadra con attacchi differenziati; sia come tempistica che come contesti. Una tattica che potrebbe costituire una spina al fianco anche per il formidabile team Sky. Infaticabili e formidabili pedalatori, ma privi nelle loro tattiche, di quella fantasia che nonostante l’esasperato tatticismo che va condizionando sempre più il movimento professionistico, può rappresentare comunque l’arma ideale, in grado di scompaginare e mandare all’aria pianificazioni fin troppo accorte e minuziose. Così come non ci si può nascondere, nel valutare l’attuale consistenza della formazione dell’Astana. Decimata e condizionata dalle conseguenze di incidenti e defezioni. Sarà veramente dura per Martinelli e soci studiare e poi attuare strategie rivolte a difendere la leadership di Fabio Aru. Già da oggi, alle prese con una frazione brevissima che supera di poco i 100 Km. L’occasione ideale per attacchi improvvisi e violenti per i quali non c’è troppo da fare considerazioni sulla tenuta o sulle doti di fondo. Un arco temporale molto breve nel quale possono trovare terreno fertile strategie coraggiose ed estemporanee.

profilo altimetrico della 13a tappa: St. Girons-Foix

Intanto però, Fabio Aru può comunque godersi la maglia gialla e questo, nel giorno della più importante festa nazionale francese che evoca la Presa della Bastiglia. Un grandissimo traguardo per il corridore sardo, ottenuto in una stagione che non sembrava essere nata sotto i migliori auspici.

Fabio ARU (ASTANA PRO TEAM) – Nouveau maillot Jaune © ASO/Pauline BALLET

La strada per Parigi è ancora lunga. Considerate le tante defezioni della sua squadra, potrebbe alla fine risultare opportuna anche una tattica basata sull’attacco. Strategie però non istintive, ma sempre sobrie e soprattutto, studiate preventivamente. Il coraggio non manca al corridore di Villacidro e, con il passare degli anni, vanno a decadere anche tanti timori reverenziali. Contador, Quintana, Froome; uno dopo l’altro ha saputo metterli alle spalle. Non abbia paura, se anche dovesse perdere la maglia gialla. Così come ha saputo fare ottimamente fino ad ora, gli attacchi dovranno essere precisi e circostanziati. É ipotizzabile che la corsa venga decisa sul filo dei secondi, poichè è innegabile l’equilibrio delle forze in campo. Sarà più che mai importante  non azzardarsi in mosse affrettate che potrebbero anche rivelarsi controproducenti. Perchè questo è un Tour, dove forse non c’è spazio per gli esami di riparazione.

le classifiche:

l’ordine d’arrivo
la classifica generale
la classifica a punti
la classifica degli scalatori
la classifica dei giovani
la classifica a squadre

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