Home Web TV Sui Pedali Magazine Davide Cassani: dal debutto stagionale arrivano segnali molto incoraggianti

Davide Cassani: dal debutto stagionale arrivano segnali molto incoraggianti

Soddisfatto e moderatamente ottimista il cittì della Nazionale Davide Cassani, nel constatare e valutare i risultati ottenuti dai corridori italiani in questo breve avvio di stagione. Non andiamo però a toccargli singolarmente qualcuno dei suoi uomini. Tanto meno, se proviamo a mettere in discussione la passata stagione di Fabio Aru. Insieme a Vincenzo Nibali e Gianni Moscon, uno dei leader già designati per il prossimo campionato del mondo di Innsbruck. A proposito del campioncino sardo, che ancora deve sciogliere le riserve sulla scelta che farà tra disputare Giro o Tour, il cittì Cassani, senza entrare nel merito su quale tra le due opzioni ritenga la migliore, intende tuttavia sottolineare che, a parte le due prove a cronometro, non mancheranno gli arrivi in quota attraverso i quali controbilanciare i circa due minuti e mezzo che Aru potrebbe lasciare al Giro, nelle frazioni contro il tempo.
Nella lunga e interessante intervista, il cittì fa soffermare la sua disamina anche su atleti giovani quali Alberto Bettiol, Davide Formolo e Gianni Moscon. Per dimostrare il proprio apprezzamento e la sua fiducia riposta sulle potenzialità di questi giovani che confida possano quanto prima, esprimersi a grossi livelli.
Prima di tornare a parlare ancora del campionato del mondo del prossimo settembre che, quanto a difficoltà gli fa venire in mente l’ultimo mondiale che ha disputato sull’anello colombiano di Duitama, Cassani spende qualche parola elogiativa verso l’ormai imminente classica delle “Strade Bianche”, che aprirà il calendario World Tour in Italia. Oltre a riservare qualche piccola osservazione sulla prova della cronosquadre, frazione di apertura della Tirreno-Adriatico, che potrebbe rivelarsi fatale per quei corridori che sul lungomare di Lido di Camaiore dovessero lasciare qualche secondo di troppo. Pur sottolineando che il disegno ben congeniato da Mauro Vegni, offrirà comunque altri spunti interessanti. Tali da consegnare la Corsa dei Due Mari a corridori di prestigio. Ponendo quale esempio alcuni tra i nomi prestigiosi che si sono aggiudicati le ultime edizioni.
L’ultimo pensiero il cittì lo ripone nei confronti di Michele Scarponi, che proprio a Innsbruck ottenne il suo ultimo successo da professionista.
«La stagione per me è cominciata molto bene. Siamo addirittura balzati al comando nella ranking mondiale per nazioni. Abbiamo 15 corridori nei primi 100. Abbiamo finito benissimo la stagione scorsa e abbiamo cominciato altrettanto bene questo 2018. Con Elia Viviani che ha vinto una bella tappa al Tour Down Under. Poi di vittorie ne abbiamo già ottenute tante. È importante anche quella di Giacomo Nizzolo. Perché dopo un 2017 sfortunatissimo, sembra che abbia messo alle spalle i problemi e adesso ha cominciato molto bene la stagione».
«L’anno scorso Fabio Aru ha vinto un bel campionato italiano. Ha vinto una tappa bellissima al Tour, ha indossato la maglia gialla e alla fine ha sfiorato il podio. Non possiamo dire che è andato male. È naturale che per un corridore come Fabio Aru, dopo avere vinto la Vuelta e dopo avere già conquistato 2 podi al Giro, chiediamo di fare qualcosa in più. Ma io penso che quest’anno ci sia per lui la possibilità di riconquistare una grande corsa a tappe. Non ha ancora svelato i programmi e non sappiamo se farà il Giro oppure no. Però penso che abbia la squadra, la struttura e anche l’esperienza e la maturità giusta, per poter lottare per traguardi importanti».
Giro o Tour per Fabio Aru?
«Io penso che possa fare bene sia da una parte che dall’altra. L’anno scorso è stato costretto a saltare il Giro per quella caduta e si è poi proiettato con buoni risultati al Tour de France. Quindi non so che cosa abbia chiaro in testa lui e la squadra. Però io penso che con un Giro d’Italia come questo potrebbe far bene. Ci sono due cronometro. Ci sarà Tom Dumoulin che su due cronometro del genere potrebbe rifilargli due minuti, due minuti e mezzo. Però c’è lo Zoncolan, c’è Campo Imperatore, c’è Jafferau, c’è Cervinia, c’è l’Etna. Ci sono tanti arrivi in salita, per cui io penso che un Fabio Aru al cento per cento potrebbe lottare per la maglia rosa al Giro d’Italia».
I nostri giovani più promettenti.
«Gianni Moscon è un ragazzo di 23 anni. l’anno scorso è arrivato 5° alla Roubaix, 3° al Lombardia e avete visto tutti il Mondiale che è riuscito a fare. Senza quella caduta avrebbe sicuramente potuto lottare per la maglia iridata. È un corridore che va forte sul pavè e va forte anche in salita e a cronometro. È campione italiano nella corsa contro il tempo. Sappiamo che per il momento potrebbe puntare a vittorie importanti nelle classiche. Però, è un corridore da corse a tappe? Non lo sappiamo. Dipende da come potrà reagire nelle salite lunghe e difficili. Sta di fatto che è una promessa del nostro ciclismo e già da quest’anno potrà ottenere risultati molto importanti. Bettiol? Mi ha sorpreso in parte l’anno scorso al Mondiale perché avevo già intravisto in lui delle doti non indifferenti. È stato fortissimo al campionato del mondo. Nell’ultimo chilometro era ancora lì in testa a lavorare per Matteo Trentin. Anche per lui è un anno importante con il cambio di squadra: dalla Cannondale alla BMC. Secondo me, soprattutto nelle corse di un giorno, avrà la possibilità di ben figurare. Anche se avrà compagni di squadra molto forti. A cominciare da Van Avermaet. Però, sempre secondo me, come è stato per Matteo Trentin, Bettiol ha la possibilità ancora di andare a scuola o comunque di imparare. Per poi mettere in pratica e ottimizzare tutto quello che riuscirà ad imparare».
«Di Formolo c’è da dire che l’anno scorso al Giro è arrivato 10° in classifica generale. Era sempre lì; gli mancava sempre qualcosina. Io penso che anche per lui il cambio di squadra sarà importante perché riusciremo a capire se sarà un corridore da corse a tappe oppure no».
«Le Strade Bianche possono vantare uno scenario unico. Ma la cosa bella che è una corsa amata soprattutto dai corridori. Perchè non c’è il pericolo del pavè. Le Strade Bianche sono qualcosa che ti riporta al ciclismo primordiale o comunque a quando hai cominciato ad andare in bicicletta e ti divertivi ad andare su sterrati e su strade con la ghiaia. Forse è per questo che ha questo grande fascino. È un percorso difficile. Però sai il bello qual è? È che possono lottare corridori che possono vincere la Liegi-Bastogne-Liegi o corridori che possono vincere anche il Giro delle Fiandre o la Parigi-Roubaix. Credo che sia proprio questo il segreto di questa corsa. Unica nel suo genere, come lo è la Parigi- Roubaix. Però a differenza di tante altre corse è amata dai corridori perché si immergono in qualcosa di particolare. Divertente, ma allo stesso tempo, dal punto di vista televisivo, spettacolare».
Riguardo alla Tirreno-Adriatico………
«In effetti, una cronosquadre iniziale è una corsa che può già rifilare distacchi per alcuni, impossibili da rimontare. Perchè la corsa è abbastanza breve e quindi è qualcosa che sicuramente influisce sul risultato finale. Però nel complesso mi sembra che le Tirreno-Adriatico di questi ultimi anni siano ancora più belle perché ci sono salite più impegnative. Ci sono arrivi, o comunque ci sono un paio di tappe toste dove anche uno scalatore può imporsi. Vedi Quintana e Nibali. Tanto per fare il nome di due corridori che si sono distinti negli ultimi anni. Poi c’è la crono finale che non è lunghissima e quello va benissimo. Però la crono a squadre iniziale è tanta roba. Alla fine Vegni è riuscito a inserire delle salite dove ci sarà comunque la possibilità di recuperare».
«Il Mondiale di Innsbruck potrebbe rivelarsi simile a quello di Duitama. L’ultimo mondiale che io ho corso nel 1995. È più facile rispetto a Sallanches, che secondo me è stato il mondiale più duro della storia, o comunque degli ultimi 50 anni. In un percorso tosto perché ci sono 5.000 metri di dislivello. Un particolare c’è una salita lunga da ripetere 6 volte. Poi nel finale, anello nuovo con una salita di 3 chilometri e mezzo. La metà dei quali con pendenze che superano il 15% e quindi arriverà un corridore alla volta o quasi. Molto diverso rispetto agli ultimi mondiali dove abbiamo sempre trovato percorsi abbastanza facili. È per questo che le squadre di riferimento sono l’Italia, ma non solo. Perchè anche la Francia può schierare corridori fortissimi. Così come la Colombia. Poi ci sono individualità, a cominciare da quel Valverde che nonostante i 38 anni va forte più che mai. Quindi sarà una bella battaglia però a differenza di altre occasioni l’Italia può dire la sua. Anche perché sia Nibali, sia Aru che lo stesso Gianni Moscon, hanno già in testa il Mondiale da quando è stato presentato. Questo vuol dire molto. Perchè quando tu pensi ad una corsa, e punti a quel traguardo, non è poco».
L’ultimo pensiero il cittì lo rivolge al ricordo del povero Michele Scarponi.
«Proprio a Innsbruck Scarponi vinse la sua ultima corsa. Era con noi anche l’anno scorso, per tutto quello che ha rappresentato. Sicuramente a Innsbruck ci sarà una ragione in più per pensare a Michele».

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