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Cuore e fantasia: la Sanremo di Vincenzo Nibali

L’impresa che non ti aspetti. Anche se poi a proporre l’impresa è un corridore che tra tutti, è forse il più avvezzo all’impresa. Quel Vincenzo Nibali approdato al professionismo come campione di generosità, ma condizionato in parte, da uno scarso spunto veloce. Una lacuna alla quale il campione siciliano ha saputo rispondere nel corso della sua carriera, abbinando all’innata generosità, una fantasia senza freni. Capace di far saltare per aria strategie preconfezionate, o giochi di squadra che si rivelano inefficaci davanti all’imprevedibilità di chi riesce a vivere in perfetta e magica simbiosi con il proprio strumento di lavoro. Basta vedere una foto di Vincenzo Nibali mentre sta spingendo sui pedali o durante un altro importante gesto atletico. È difficile distinguere lo strumento meccanico dall’atleta. Tutto sembra apparire come un unico corpo che vive in perfetta armonia. Come pure la gioia palesata questo pomeriggio in Via Roma a Sanremo, negli attimi finali in cui si stava avvicinando a tagliare il traguardo e portare a termine vittorioso, un gesto atletico di alto spessore. Emozionante, suggestivo quanto si vuole, ma di alto contenuto tecnico. Nel suo modo di festeggiare, il capitano della Bahrein Merida, ha disegnati in volto più l’esuberanza e la gioia del neofita, che l’adattamento ai successi di un campione navigato, con alle spalle un palmarès di alto spessore. Sia per quanto riguarda le grandi gare a tappe, che per quelle in linea.

Il successo alla Milano-Sanremo gli consegna infatti la terza classica monumento, dopo i due successi al Lombardia ottenuti nelle edizioni 2015 e 2017. Quello realizzato nella città famosa in tutto il mondo per i fiori e per il festival canoro però, ha un sapore del tutto diverso. Se Vincenzo Nibali è un atleta di fondo, capace di fare la differenza quando il percorso tende ad essere selettivo, la classicissima di primavera è una gara che tende a ispirare soprattutto le ruote veloci. Con gli oltre duemila metri di Aurelia da percorrere una volta terminata la discesa del Poggio, risulta difficile prevedere un finale nel quale venga premiato un tentativo solitario. Nel valutare il campione però, nonostante si viva nell’epoca delle radioline e degli ordini lanciati dalle ammiraglie, si deve distinguere ed apprezzare anche la dote di colui che riesce a buttare il cuore oltre quella che può sembrare l’analisi più ovvia e scontata. Il capolavoro di Vincenzo Nibali nella sua marcia trionfale verso Sanremo? Sicuramente la tenuta, il modo con cui ha saputo gestire il vantaggio accumulato. Ma soprattutto bisogna saper vedere e valutare, che il colpo con il quale ha creato scompiglio tra gli avversari è stato quello di giocare con il giusto anticipo. Senza attendere il tratto più duro della salita del Poggio. Nelle dichiarazioni nell’immediato dopo corsa, Nibali ha raccontato che più che un attacco, il suo è stato un atteggiamento di stopper nei confronti del campione lituano Krists Neilands. A tutela di Sonny Colbrelli, la ruota veloce designata all’interno del team Bahrain Merida, per tentare il colpo grosso nella classicissima dei fiori. Una tattica opportuna che però, ne implicava un’altra ancora più micidiale: quella di rilanciare attraverso un attacco vero e proprio.
Per i suoi avversari, rispondere immediatamente al suo tentativo avrebbe potuto significare giocarsi energie che inevitabilmente sarebbero potute mancare poi dopo, nell’eventuale resa dei conti allo sprint. Proprio per questo Michal Kwiatkowski e Peter Sagan sono stati costretti ad attendere quell’attimo di troppo, prima di rispondere. Come pure anche tutti quei velocisti che fino a lì erano riusciti con le proprie squadre a tenere cucita la corsa. Infatti, prima dell’attacco di Nibali, la corsa era filata via con eccessiva monotonia, e anche l’attesa Cipressa era stata affrontata con un ritmo regolare. Fin troppo regolare.


Nel proporre il suo attacco, o reagire col fine di stoppare il tentativo di Neilands, qualunque delle due teorie si voglia accreditare (esse possono essere comunque compatibili e complementari), viene da pensare che Nibali godesse della consapevolezza di aver scelto i tempi giusti. Quelli che, grazie alla sorpresa per il pizzico di anticipo con il quale si era mosso, avrebbe potuto di guadagnare secondi preziosi. A quel punto, testa bassa e menare. Quando è stato quantificato il 12” il vantaggio dell’attaccante sugli inseguitori, tempo acquisito sull’ultima curva che immette all’impegnativo tratto di discesa, si è avuta l’idea che il margine potesse essere sufficiente. Tenuto conto delle qualità di Nibali come discesista e in considerazione che dietro, sono continuati i tatticismi e gli attendismi. Anche quando il gruppo ha terminato il tratto in discesa, ci ha poi messo abbastanza tempo prima di organizzare un proficuo inseguimento. Uno tra i più determinati a rincorrere l’esperto battistrada è stato Matteo Trentin, che nei primi tratti di discesa è riuscito a mettere qualche metro tra sé e il gruppo. Nel lungo rettilineo che precede la deviazione verso Via Roma, si è avuta in certi punti la sensazione che il corridore della Valsugana, da quest’anno in forza al team Mitchelton–Scott, potesse addirittura rientrare su Vincenzo Nibali. Subito dopo però, è stato il gruppo degli immediati inseguitori a rientrare su di lui, per andare a giocarsi le ultime possibilità di riprendere l’attaccante. Possibilità che con il passare dei metri, sono andate affievolendosi. Consentendo alla fine a Vincenzo Nibali, di trovare il tempo per festeggiare. Concedendo anche l’ultimo dei secondi accumulati, ma transitando senza problemi per primo sotto il traguardo e manifestare tutta la sua gioia.
Un successo che riconsegna ai colori italiani la classica in linea, tra tutte, la più amata. Una classica che dal lontano 2006 non aveva più visto un nostro corridore salire sul gradino più alto del podio. Un periodo lungo 12 anni dove avevano toccato il podio solo in due occasioni. Nel 2010 Alessandro Petacchi e proprio Vincenzo Nibali, due anni più tardi.

Foto credit: LaPresse – D’Alberto / Ferrari / Alpozzi – Pool Milano-Sanremo

ordine d’arrivo:

1 Vincenzo Nibali (ITA) Bahrain – Merida 07:18:43
2 Caleb Ewan (AUS) Mitchelton – Scott s.t.
3 Arnaud Démare (FRA) Groupama – FDJ s.t.
4 Alexander Kristoff (NOR) UAE Team Emirates s.t.
5 Jürgen Roelandts (BEL) BMC Racing Team s.t.
6 Peter Sagan (SVK) Bora – Hansgrohe s.t.
7 Michael Matthews (AUS) Sunweb s.t.
8 Magnus Cort Nielsen (DEN) Astana s.t.
9 Sonny Colbrelli (ITA) Bahrain – Merida s.t.
10 Jasper Stuyven (BEL) Trek – Segafredo s.t.

l’ordine d’arrivo completo

Milano Sanremo 2018 fotogallery

Posted by Bagarre on Samstag, 17. März 2018

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