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Con la terza settimana arriva Vincenzo Nibali

Foto LaPresse – Fabio Ferrari

Era stata opportunamente definita la tappa regina del Giro del centenario. Quella con le scalate al Mortirolo e allo Stelvio dedicate rispettivamente a Michele Scarponi e a Fausto Coppi. Uno di quegli appuntamenti nel quale inevitabilmente si sarebbe scritta una pagina importante di questo eterno romanzo di maggio. 222 Km da Rovetta fino a Bormio, località che ha accolto la corsa anche intorno ai meno 100 dall’epilogo. Erano attesi attacchi da lontano. Fino ad oggi la maglia Dumoulin era apparsa quasi inattaccabile per come era riuscita a difendersi sul Blockhaus e a dettare la legge del più forte nello crono del Sagrantino e sul traguardo di Oropa.
Mortirolo e Stelvio se ne sono andati invece con gli uomini d’alta classifica intenti a controllarsi con quel senso di tatticismo esasperato che ha fatto propendere a rinviare la sfida chilometro dopo chilometro. Mentre nel frattempo la corsa si inoltra verso l’ultima asperità di giornata; quel Umbrailpass o Giogo di Santa Maria, che poi è lo Stelvio affrontato dal versante elvetico.
Il colpo di scena avviene intorno ai meno 32, quando il gruppo della maglia rosa è da poco entrato nel territorio svizzero. Si nota Domoulin sfilarsi verso la coda del gruppo e fermarsi a fianco della strada a espletare un bisogno fisiologico. Inevitabilmente il tempo scorre con il forte del plotone che, con l’avvicinarsi del traguardo, non ha intenzione di trascinarsi in un eterno fair play. Tanto basta a lasciare l’olandese dietro a navigare senza compagni di squadra, oltre il minuto di ritardo. Con la corsa che dovrà gioco forza entrare nel vivo e soprattutto, con l’interessato a interrogarsi per chiarire i motivi di tale problema. Confidando soprattutto che tale inconveniente possa essere circoscritto come episodio isolato piuttosto che come un malessere che potrebbe infastidire e indebolire un fisico tirato al massimo e già logorato da due settimane di corsa ad altissimo livello.
È opportuno tralasciare l’argomento fair play e tutte le eventuali bontà di tale atteggiamento, quando nel bene o nel male si va consumando una sfida nella quale cadute o malesseri possono implicare a rigor di logica, attitudini a sapere o meno guidare il mezzo meccanico e, nel caso di eventuali indisposizioni, rendere comunque palesi le qualità inerenti alla resistenza e alla reazione psico-fisica di un singolo atleta. Dal momento dunque che la sfida è sfida, si deve sottolineare che quanto a doti di resistenza Vincenzo Nibali si è fatto trovare puntuale proprio nell’ultima settimana, quando un percorso esigente e le fatiche accumulate in due terzi di gara, incominciano a farsi sentire.
In effetti, al di là delle doti incredibili che il fuoriclasse della Bahrain Merida riesce a palesare tutte le volte che la corsa si trova ad affrontare discese tecniche e particolarmente insidiose, è lo stesso Nibali che cerca di fare il vuoto nella parte finale dell’ultima salita. Quintana da parte sua, lo asseconda nei cambi, ma è sempre l’ultimo vincitore del Giro a prendere l’iniziativa. Con il colombiano apparso piuttosto prudente nel proporre, dando piuttosto l’impressione di volersi limitare a rispondere agli attacchi del siciliano che poi si è lanciato in picchiata verso Bormio, andando a recuperare Mikel Landa; l’ultimo dei superstiti di una fuga partita da molto lontano.
Era atteso in quest’ultima settimana Vincenzo Nibali. Su un terreno di sfida che oltre alle doti di resistenza può esaltare la fantasia di chi, senza troppi tatticismi, decide di far saltare il banco, a rischio anche di saltare lui stesso.
Quello della temerarietà è un file rouge che ha sempre contraddistinto la carriera di questo splendido interprete che finalmente, alla 16a tappa, ci ha regalato il primo successo di un corridore italiano. Proponendosi insieme a Quintana, come il più accreditato a contendere la rosa a Milano al sempre leader Tom Dumoulin che, al di là di un bilancio parziale negativo, è riuscito a difendersi come un leone e può sempre confidare più dei diretti avversari, sui quasi 30 Km contro il tempo da Monza al capoluogo lombardo, che domenica daranno l’assetto definitivo alla classifica generale.

Foto LaPresse – Spada

l’ordine d’arrivo della 16a tappa

la classifica generale dopo la 16a tappa

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