Caleb Ewan, alla fine tappa per velocisti

Se non è peccato, diciamolo pure senza troppe remore che la frazione numero 8, la più lunga di questo Giro d’Italia ha un po’ deluso. Si era addirittura parlato di muri e qualcuno in gruppo aveva osato proporre un’eventuale neutralizzazione dei tempi nel tratto finale, ritenuto troppo pericoloso. Sacrosanta la tutela dell’incolumità degli atleti, ma sacrosanto anche confidare nel buon senso di organizzatori e giuria, in caso di gravi condizioni ambientali. Anticipare le richieste e pretendere fin troppo anzitempo l’esortazione a una non belligeranza, può però apparire addirittura ridicolo.
Meglio stendere un velo pietoso sulla vicenda e attenerci all’analisi di quello che può suggerire una cronaca abbastanza blanda e scarna, generata da una tappa nella quale erano riposte eccessive attese, nella speranza che almeno domani, la tanto attesa crono individuale Riccione-San Marino possa offrire segnali più interessanti.
Innanzitutto, nello scorrere l’ordine d’arrivo di oggi, per quanto questa frazione fosse stata annunciata favorevole ai colpi di mano, e che difficilmente avrebbe potuto ispirare un’ampia schiera di ruote veloci, essa si è poi rivelata a tutti gli effetti una prova appannaggio dei velocisti. Alcuni dei quali possono avere in effetti dovuto scontare un finale che con i frequenti saliscendi ha finito con l’indurire i loro muscoli esplosivi. Di tale teoria può esserne prova la regressione dell’esplosività del già due volte vincitore Pascal Ackermann. Pilotato ottimamente dai suoi compagni di squadra (molto meglio sicuramente di quanto siano stati capaci gli uomini della Deceuninck Quick-Step), capaci di fargli affrontare al meglio l’ultima curva e di lanciarlo opportunamente nel rush finale, il campione tedesco è andato piano piano spegnendosi. Il contrario di ciò di cui è stato capace di fare l’australiano Caleb Ewan. Ottimo nella rimonta ed esplosivo oltre misura. A nulla è servita – perlomeno relativamente al successo di tappa – il tentativo di recupero del campione italiano Elia Viviani. La potenza dell’australiano è stata tale da contenere costante la distanza tra sé e il nostro sprinter più forte, che sicuramente non è stato servito al meglio dai compagni, sicuramente ha dovuto spendere energie preziose nel combattere gomito a gomito con Giacomo Nizzolo, ma che, altrettanto sicuramente, poco avrebbe potuto fare contro la potenza dell’avversario in maglia Lotto Soudal.
Come già sottolineato, prepariamoci fiduciosi ad attendere la sfida di domani tra i big della classifica generale. Un appuntamento che com’è stato nella frazione d’apertura, imporrà a chi ha ambizioni di maglia rosa di uscire allo scoperto. Da Riccione a San Marino, sui 34 insidiosi chilometri della crono individuale, nessuno potrà più nascondersi. Primoz Roglic, mattatore sul San Luca nella tappa inaugurale e prima maglia rosa, appare come il più accreditato al successo parziale. Un suo eventuale rendimento al di sotto delle attese, non passerebbe sottotraccia. Come pure, la distanza da percorrere, che sarà più che quadruplicata rispetto a Bologna, fornirà dati interessanti attraverso i quali interpretare le condizioni effettive di cui godono i vari Nibali, Yates, Lopez, Landa, e perché no? Mettiamoci pure anche Davide Formolo.