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Buon compleanno Saronni, rispolverando ricordi di gioventù

Buon compleanno, Giuseppe Saronni! Non che personalmente ami troppo le ricorrenze, vissute con l’obbligo di dover ricordare a tutti i costi di esternare gli auguri all’interessato. Chiaro però che nel Tuo caso, con il trascorrere del tempo, i ricordi vanno a ripercorre i fini estate di tanti anni fa. Quando, con l’avvento dell’autunno, la ricorrenza del compleanno del poliedrico atleta nato a Novara, ma diventato poi lombardo d’adozione, andava ad affievolire le malinconie per le vacanze scolastiche ormai concluse e metabolizzate. Per far fronte all’anno scolastico da poco iniziato, con compiti e interrogazioni che incominciavano sempre più a intensificarsi. Era un po’ come rivivere il mio dei compleanni. Perchè ritenevo come un diritto inalienabile, la possibilità di condividere una ricorrenza così importante insieme al mio eroe di adolescenza.
Giuseppe Saronni si affacciò alla ribalta del ciclismo professionistico, l’anno successivo all’ultimo trionfo di Felice Gimondi al Giro d’Italia. La stagione seguente alla vittoria di Freddy Maertens sul circuito iridato di Ostuni. Quando lo scaltro fiammingo riuscì a far prevalere il suo spunto veloce su Francesco Moser.
Dopo l’ottimo debutto nella categoria superiore, Gianbattista Baronchelli stava ritardando a esprimere continuità, soprattutto sul terreno nel quale era più atteso: le grandi gare a tappe. Giovanni Battaglin, da par suo, andava sempre più evidenziando costanti blackout, a dispetto di rendimenti che di costante non avevano assolutamente nulla.
L’ingresso dirompente nel fine inverno del 1977 di un giovane atleta che, non ancora ventenne, andava a conquistare la piazza d’onore alle spalle del campione del mondo Maertens nel Trofeo Laigueglia, non poteva non suscitare entusiasmo e interesse. Soprattutto quando poche settimane dopo, questa giovane speranza seppe rendersi protagonista di una buona Tirreno-Adriatico e sempre a marzo, alla Milano-Sanremo. Fu lui sul Poggio ad avviare l’attacco che poi seppe far suo Jan Raas. L’occhialuto olandese che andò a conquistare in solitaria, il prestigioso traguardo di Via Roma.
Per il sottoscritto erano gli anni della Scuola Superiore. Dove gli studi e i profitti risentivano del troppo tempo dedicato alla tivù ad assistere a tutti gli eventi dello sport prediletto.
Il formidabile spunto veloce di cui disponeva, consentì a Saronni di bruciare le tappe e di assumere in pochi mesi, per gli appassionati italiani, il ruolo di anti-Moser per eccellenza. Tifosi che incominciarono subito con goliardico accanimento, a dividersi tra “moseriani” e “saronniani”.
Ciclismo d’altri tempi; uno sport tutt’altro che globalizzato. Circoscritto quasi esclusivamente all’Europa e, in questo continente, monopolizzato principalmente da cinque Paesi: Italia, Belgio, Francia, Spagna e Olanda. Era comunque un grande ciclismo, anche se mancava il confronto diretto con gli Stati oltrecortina. Relegati per regole di regime, ad agire soltanto attraverso il dilettantismo. Vero, o solo di facciata che fosse.
Eppure, sarà il trascorrere degli anni, o forse anche il modo più ingenuo che c’era nel vivere lo sport, tali ricordi restano sempre come qualcosa di estremamente piacevole, che a dispetto dell’ardimento e della spiccata contrapposizione della varie tifoserie di allora, riescono comunque a evocare la serenità di una vita vissuta a ritmi certamente più “slow” rispetto a oggi.
Proprio nell’estate 1980, quella nella quale Saronni conquistò la sua unica maglia tricolore, Renato Zero nella sua canzone “Amico”, intonava una strofa particolarmente significativa: “…sarà, tornare ragazzi e crederci ancora un po’…”. Sarà così pure per chi, in quegli anni fantastici, ha inteso condividere con Te le tante gioie – e anche qualche amarezza – che il Tuo piglio di purosangue vincente ha saputo regalare.
Buon compleanno, Beppe!

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