Foto ASO Karenne Edwards

Ormai è noto. Con l’arrivo impegnativo nel quartiere di Hans, la Liegi-Bastogne-Liegi è diventata con gli anni una lunga marcia di avvicinamento verso la di Côte de Saint-Nicolas. L’ultima asperità che immette al sobborgo della città francofona, capoluogo della Vallonia, con un alto indice di presenza di immigrati italiani. Le asperità di un tempo, quelle che hanno deciso la “classica monumento” fino all’inizio degli anni ‘90 – la Redoute in primis – hanno piano, piano, perso l’importanza strategica. Alla fine resta la realtà che comunque, la lunghezza e la difficoltà del percorso riescono a creare la giusta selezione per offrire un nome di spicco a un albo d’oro antico (da qui l’attributo di “Doyenne”) e prestigioso. Una cernita che matura in extremis, rischiando di rendere la corsa piuttosto monotona e scarna fino agli ultimi chilometri.
Argomenti che forse non interessano più di tanto a coloro che vivono la prova alla guida dell’ammiraglia, intenti a sviluppare mansioni tattiche con l’intento di ottimizzare e centrare magari, il risultato pieno. Non interessano a livello di spettacolarità agonistica, ma non certo in chiave interpretativa. Questo perché, nell’edizione 2018 della più importante classica delle Ardenne, Bramati & C., strateghi del team Quick Step Floors, formazione che sempre è stata capace di contraddistinguersi con bottini di alto profilo quantitativo e qualitativo e che sta raccogliendo anche in questo 2018 risultati eccezionali, hanno cercato, sia pure di poco, di anticipare i tempi d’intervento. Tentando con una mossa abbastanza sorprendente, di giocare attraverso due differenti strategie. Giocando prima la carta di un atleta completo in odore di consacrazione qual è appunto il lussemburghese Bob Jungels, e rimandando le chanches del super favorito e vincitore giovedì scorso della Freccia Vallone, Julian Alaphilippe. Coinvolgendolo nel corso della prima azione, a svolgere il ruolo di stopper.
Un piano perfetto che, risultati alla mano, ha dimostrato un’ efficacia straordinaria. Il giovane talento della formazione belga è uscito allo scoperto nel corso dell’ascesa verso la Roche aux Faucons, a poco più di 20 Km dal traguardo. Con il suo tentativo Jungels ha inteso rilanciare un altro attacco portato precedentemente dal compagno di squadra Philippe Gilbert, appena intrapresa questa asperità. Il forcing del lussemburghese ha evidenziato la giornata non eccezionale di Vincenzo Nibali che non è riuscito a tenere le ruote degli immediati inseguitori. Più brillanti del campione siciliano si sono dimostrati Michael Woods e Jakob Fuglsang. Capaci in un primo momento di accodarsi alle ruote dell’attaccante. Un attaccante che ha dato subito l’idea di viaggiare spedito verso il traguardo di Hans. Jungels è riuscito in breve tempo a lasciare i compagni di avventura e riprendere il colombiano Sergio Henao, per pochi attimi leader parziale della corsa, dopo aver ripreso e staccato il primo attaccante Gilbert. Il tempo di affiancare e rilanciare l’azione ed ecco Jungels presentarsi da solo ai piedi dell’ultima difficoltà di giornata (Côte de Saint-Nicolas), con circa 50 secondi di vantaggio sul gruppetto degli immediati inseguitori dal quale riescono a prendere il largo il belga Vanendert prima, e la coppia Bardet e Woods poi. Il vantaggio del battistrada sembra in un primo tempo scemare ma poi alla fine, il controllo tra gli inseguitori e le energie che vanno riducendosi al lumicino, complice anche la giornata di eccessiva calura primaverile, consegnano a Bob Jungels l’affermazione più importante della sua carriera. Dopo aver assaporato sia pure parzialmente per qualche giorno la maglia rosa, dopo essersi aggiudicato la maglia bianca riservata al miglior giovane al Giro dello scorso anno, il campione del Lussemburgo può vantare a pieno titolo una crescita continua e progressiva. Segnalandosi come un corridore completo come pochi. Capace di ottime performance contro il tempo, di esibire un passo importante sulle salite e continuità di rendimento nelle lunghe gare a tappe. Oltre a distinguersi per uno spunto veloce interessante. Come seppe esibire sempre sulle strade del Giro, lo scorso anno, nella tappa con arrivo a Bergamo. Dopo i meriti conosciuti legittimamente al vincitore, l’argomento non può che tornare all’ammiraglia di un team che riesce, soprattutto a primavera, a centrare tanti e importanti obiettivi. Un mix di qualità e di professionalità di altissimo livello: capitale umano, organizzazione, spirito di squadra e competenza.

Ordine d’arrivo:

1 Bob Jungels (LUX) Quick Step Floors 6:24:44
2 Michael Woods (CAN) EF Education First – Drapac 0:37
3 Romain Bardet (FRA) AG2R – La Mondiale 0:37
4 Julian Alaphilippe (FRA) Quick Step Floors 0:39
5 Domenico Pozzovivo (ITA) Bahrain – Merida 0:39
6 Enrico Gasparotto (ITA) Bahrain – Merida 0:39
7 Davide Formolo (ITA) Bora – Hansgrohe 0:39
8 Roman Kreuziger (CZE) Mitchelton – Scott 0:39
9 Sergio Luis Henao Montoya (COL) Sky Professional Cycling Team 0:39
10 Jakob Fuglsang (DEN) Astana 0:39

l’ordine d’arrivo completo

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