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Boasson Hagen, meglio provarci da solo

Una cosa si deve dire di questo Tour de France. Se qualcuno dall’alto incidesse sul destino e sullo svolgimento delle tappe, verrebbe da pensare che lo stia facendo attraverso una sorta di legge del contrappasso. Ispirandosi a restituire ciò che in certe circostanze la sorte o le vicissitudini del momento non sono state in grado di dare. Così com’è stato nella seconda parte della corsa francese per Warren Barguil, anche oggi nella tappa provenzale che ha preceduto la sfida contro le lancette di Marsiglia, la corsa ha offerto spunti di gloria e l’occasione del riscatto anche ad Edvald Boasson Hagen.Piazzato tre giorni fa a Romans sur Isère dietro a Michael Matthews e beffato per una distanza millimetrica da Marcel Kittel, nella 7a tappa con arrivo a Nuits Saint Georges. Si disse in quella circostanza che al corridore norvegese era mancato il colpo di reni finale. Nessuno può mettere in dubbio lo spunto veloce del trentenne in forza al team Dimension Data, resta il fatto che la legge non scritta del “non c’è due senza tre”, può avere indotto Boasson Hagen ad affidare a un tentativo solitario, la sua voglia di aggiudicarsi una tappa. Questo, nonostante potesse vantare di essere una tra le ruote più veloci del gruppetto dei battistrada che si era lanciato in una lunga fuga solitaria da lontano.Dei 20 attaccanti di giornata, ne erano rimasti soltanto 9 a giocarsi la corsa nel corso degli ultimi 10 chilometri. In una fase evolutiva, con i contendenti decisi a sfruttare le proprie possibilità (molti dei quali intenzionati a cercare altre soluzioni diverse dallo sprint), il norvegese si è voluto assumere i rischi in prima persona. Lo ha fatto prima cercando attraverso un suo attacco, di ridurre ulteriormente l’entità del plotone al comando della corsa. Poi, ai meno 4, andandosene via insieme al tedesco Niklas Arndt.Abbandonato mille metri più tardi, per presentarsi questa volta, finalmente vincitore, da solo, a braccia alzate. Il ritardo di Arndt è stato quantificato in 5”; mentre a 17” il belga Jens Keukeleire si è aggiudicato lo sprint per il 3° posto davanti a Daniele Bennati e altri 4 atleti, reduci anche loro della lunga fuga che ha caratterizzato questa 19a tappa. Il gruppo comprendente la maglia gialla si è presentato con un gap di oltre 12 minuti. Occhi puntati adesso sulla crono di Marsiglia. 22,5 Km che almeno sulla carta, considerato che i primi tre della generale sono raccolti in appena 29”, potrebbe ancora scompaginare le attuali posizioni e decretare un verdetto diverso. La logica però induce a ritenere sensazionale un’ipotesi di questo genere. Riferita soprattutto alla leadership della corsa. Chriss Froome ha infatti costruito i suoi precedenti successi al Tour, non soltanto con le sue ormai proverbiali “frullate”, ma anche e soprattutto grazie a prestazioni superlative nelle prove contro il tempo. Pertanto, stando sempre alla logica, la crono del capoluogo della Provenza dovrebbe esaltare soprattutto la maglia gialla che può approfittare dell’opportunità di far aumentare il divario tra sé e gli immediati colleghi che lo stanno seguendo in classifica generale. Sarà forse soprattutto fra questi, Romain Bardet e Rigoberto Uran, che potrebbe consumarsi un’avvincente sfida per accaparrarsi il secondo gradino del podio. Come pure Fabio Aru, se la bronchite gli concederà un po’ di tregua, potrebbe riprendersi la 4a posizione della classifica generale. Per fare questo, dovrà fare meglio di Mikel Landa di almeno 20 secondi.

le classifiche:

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la classifica generale
la classifica a punti
la classifica degli scalatori
la classifica dei giovani
la classifica a squadre

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