Che bello dopo tanto vociferare, accorgersi improvvisamente che tutti sapevano. Prima a fare a gara per attenersi all’atteggiamento più omertoso, ecco poi che arriva la competizione nel dimostrare che comunque tutti, chi più chi meno, fossero al corrente. Tra i vari super eroi, alcuni dei quali sempre pronti a nascondersi dietro al subdolo anonimato, c’è anche chi, furbetto di turno, è lì da qualche anno a raccontare, a commentare e a svolgere il ruolo di opinionista, per la nostra emittente di Stato. Sarebbe da chiedergli se con tutte quelle verità nascoste, fosse consapevole che mentre ci parlava a microfoni accesi, molto spesso sulla sella di una moto, corresse il rischio di raccontare eventi taroccati. Se così fosse, chissà se il nostro amico, tenendoci nascoste potenziali verità, stesse assumendo un atteggiamento da ritenere non troppo opportuno da un punto vista deontologico e morale. L’intervista dell’ottima Giulia De Maio parlando delle bici truccate, pone la domanda a chiari note: “I professionisti le usano?”. La risposta dell’intervistato è altrettanto chiara: “Per quello che ho visto, qualcuno l’ha usata, poi forse si sono impauriti perchè sono iniziati i controlli…”.

Diciamo allora che sarebbe forse il caso che la Procura del CONI, sollecitata dalla nostra Federazione, svolgesse indagini a riguardo; chiamando a testimoniare l’assertore di tali sconvolgenti novità.

Opportuna, anche se un po’ tardiva, la reazione dell’Associazione Corridori. Sia ben chiaro, il limitato contesto nazionale nel quale ho delimitato questa prima parte d’intervento, prende in esame un problema emerso a chiare lettere nel recente campionato femminile di ciclocross. Sarà soprattutto l’UCI a doversi far carico del problema, confortato comunque dalla circostanza che le metodologie di controllo si stanno dimostrando efficaci e che forse è più facile combattere la tecnologia truffaldina con altrettanta tecnologia, piuttosto che combattere il doping con l’antidoping.

Voglio cercare tuttavia di soffermarmi su alcuni punti salienti sui quali ho già avuto modo di sottolineare domenica mattina quando su tale argomento, è stato chiesto il mio parere a riguardo, nel corso di un collegamento telefonico in diretta con la redazione di Radio Sportiva. Coinvolgendo in tale colloquio anche il collega Michele Bufalino che con il suo libro “La bici dopata” aveva già tentato di affrontare il problema innescando una serie interminabile di sospetti ai quali nessuno volle (o seppe) rispondere in maniera chiara, univoca e definitiva.

È stato importante allora sentire il parere del massimo rappresentante dell’Associazione Corridori, il Presidente A.C.C.P.I. Cristian Salvato. Senza volere troppo anticipare i temi e i punti del confronto, credo sia giunto il momento di fornire risposte chiare. I corridori, che sono i primattori principali, devono condannare senza “se” e senza “ma” i comportamenti vigliacchi e truffaldini, sollecitando e chiedendo sentenze gravi e definitive (radiazione) in caso di verdetti di colpevolezza. Oltre ovviamente, a stabilire un chiaro protocollo comportamentale nel corso delle prove agonistiche; attraverso il quale i giudici possano procedere con le modalità e le tempistiche ottimali per poter smascherare qualsiasi atteggiamento sleale.