Home Articoli Alla Sanremo ritornano i grandi nomi: Kwiatkowski su Sagan e Alaphilippe

Alla Sanremo ritornano i grandi nomi: Kwiatkowski su Sagan e Alaphilippe

Questa sì che è la Sanremo. Perchè la Sanremo racconta una storia di campioni e alla fine, questi sono chiamati a dare spettacolo e a giocarsi la corsa fino all’ultimo centimetro. Non a preparare lo corsa ai comprimari di turno, come la recente storia della classicissima ci ha invece abituato da qualche anno. Invece, all’edizione numero 107, non è mancato proprio nulla. Il solito emozionante avvicinamento al punto nevralgico del Poggio, dopo il susseguirsi dei Capi. Mele, Cervo, Berta e Cipressa, proposti uno dopo l’altro in rapida successione, a cercare una selezione che da troppo tempo riesce però a mietere poche vittime. Tuttavia, oggi si avvertiva qualcosa di diverso nell’aria. Le recenti sfide alla Tirreno-Adriatico avevano messo in luce un Peter Sagan superlativo, in grado di fare la differenza su tutti i terreni. Erano in molti pertanto a sospettare un tentativo del campione del mondo sull’ultimo tratto della salita del Poggio. Ipotizzando che, alla luce di quanto si era visto sui Muri Fermani, pochi sarebbero stati quelli in grado di tenergli la ruota.
Alla luce dei fatti possiamo dire che la cronaca della corsa è rimasta fedele al copione. Circostanza che finalmente ha riproposto a Sanremo i grandi a battagliare come ai vecchi tempi. Quando in Via Roma vincevano quasi sempre “facce d’angelo”.
Perchè bisogna dirlo senza mezzi termini, Kwiatkowski, Sagan e Alaphilippe sono tre stupende “facce d’angelo”, che non per caso si sono ritrovate tutte insieme a scendere dal Poggio a giocarsi una delle più appassionanti Milano-Sanremo dell’ultimo millennio. Cercare poi i meriti e le colpe dei tre protagonisti, ad un podio che emana prestigio, fa parte di un’analisi supplementare sulla quale si può dire di tutto e di più, ma alla fine non c’è proprio niente da togliere a questi tre grandi primattori, la cui caratura ha restituito alla classicissima di primavera quel finale consono a più di un secolo di storia.
Un’analisi spinta fin nei dettagli, nella quale spicca l’intelligenza tattica e il cinismo del vincitore, in contrasto con una freschezza atletica e un motore del campione del mondo, che non teme confronti. Come spesso gli succede però, l’istinto e la generosità travolgono il talentuoso atleta slovacco e quando alla sua ruota ce la fanno a sopravvivere campioni come Michal Kwiatkowski, ecco che improvvisamente il gioco incomincia a farsi pericoloso per lui. Ritornano alla mente finali come quello dell’anno scorso all’E3 Harelbeker, oppure a Strade Bianche, edizione 2014. Un atteggiamento lucido e intelligente che consente molto spesso al corridore polacco di avere gioco del pericoloso coetaneo. Perchè ascoltando il vincitore della Sanremo in sala stampa, emerge una lucidità sposata a un cinismo e a una freddezza davvero inconsueti: «Sapevo che Sagan era più veloce allo sprint. Ho preferito concedergli qualche metro per affrontare la volata in rimonta perchè, se fossi partito prima io, Peter non avrebbe avuto problemi a prendermi la ruota e saltarmi poi, negli ultimi metri».

Foto credit: LaPresse – D’Alberto / Ferrari

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