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Alexander Kristoff sul tetto d’Europa, beffando Elia Viviani

Alexander Kristoff sul tetto d’Europa, beffando Elia Viviani

Ci sarebbe da scrivere più per quello che non è stato, che di quello che poi alla resa dei conti, la seconda edizione del campionato europeo ha messo in evidenza. Salvo alcune evidenti lacune, che al di là del blasone di un evento che mette in palio tutta una serie di titoli continentali, ha dimostrato soprattutto approssimazione nell’organizzazione e scarso appeal da parte del pubblico danese e di molti dei grandi primattori del movimento. Le assenze di atleti importanti, soprattutto di quelli che potevano essere ispirati da un circuito che sembrava esaltare soprattutto le ruote veloci, rappresentano la conferma più chiara a tale teoria. Se la logica del cronista deve indurre a raccontare ciò che è stato effettivamente, piuttosto che stare a fantasticare su ciò che avrebbe potuto essere, è anche vero che una circostanza importante e assolutamente mai banale in eventi ciclistici di una certa caratura, qual è appunto la disposizione delle transenne negli ultimi metri, è stata oggi fondamentale nel sentenziare il vincitore. Un vincitore più che legittimo, il norvegese Alexander Kristoff. Tra l’altro, il favorito dei bookmakers alla vigilia. La sua vittoria sull’azzurro Elia Viviani e in particolare il suo colpo di reni negli ultimi metri che gli ha consentito il recupero in extremis, sono la conseguenza di uno sprint affrontato con l’astuzia del mestiere. Cercando con le spalle e con i gomiti, di portare il diretto avversario che stava risalendo alla sua destra, verso le transenne. Comprensibile l’amarezza del veronese subito dopo aver tagliato il traguardo. Un’amarezza che però lui per primo, da navigato pistard qual è, sapeva benissimo che non avrebbe potuto trovare la compiacenza dei giudici. Attraverso verdetti e sanzioni tali, da far ritenere scorretto l’atteggiamento del norvegese.
Agendo però anche attraverso un’analisi più sostanziale, che sappia tenere di giusto conto i reali dati oggettivi che hanno penalizzato Elia Viviani nel suo sprint, ecco emergere il particolare della disposizione delle transenne. Più nello specifico, l’allineamento delle stesse. Un allineamento sciagurato e mal disposto. Assolutamente non congruo. Transenne che, con l’avvicinarsi del traguardo, andavano improvvisamente per certi tratti, ad essere più prominenti verso la sede stradale. Ostacolando inevitabilmente il corridore che per forza o per ragione si era trovato ad affrontare lo sprint in quella traiettoria.

Una doppia amarezza sia per l’olimpionico dell’omium di Rio de Janeiro, sia per tutta la Nazionale azzurra che comunque, ha raccolto un argento apprezzabile che rende merito a una tattica di corsa palesemente orientata ad affidarsi quasi in forma del tutto esclusiva al leader designato dal cittì Davide Cassani. Non sono mancate le fasi convulse nelle quali è stato percepito il timore di rischiare di lanciare alle ortiche sogni e aspettative. Questo è avvenuto quando, a seguito di uno dei tantissimi tentativi operati dalla formazione belga, si è trovato davanti un folto gruppo forte di oltre 50 unità. In questo drappello, del quale facevano parte ben 3 azzurri, non era segnalata però la presenza di Elia Viviani che, aiutato dai compagni, inseguiva da dietro. Quando però il vantaggio del gruppo degli attaccanti si è avvicinato ai 2 minuti, Cassani ha inteso richiamare i 3 uomini davanti, per venire a dare man forte nell’operazione d’inseguimento. Un’operazione che fortunatamente ha dato i suoi frutti ma che al contempo, ha rischiato di far perdere energie preziose ai nostri ragazzi. Energie che sarebbero tornate utili nelle eventuali ultime fasi di corsa.
Si può alla fine sostenere che la Nazionale italiana, insieme a quella belga e a quella norvegese, sono state le assolute protagoniste della corsa. Ognuna però, con tatticismi diversi; che hanno saputo tutte e tre sviluppare in modo egregio. La nostra, nel credere e nel tutelare fino alla fine l’unico leader Elia Viviani. Quella belga, cercando ostinatamente di rendere selettivo un percorso che sotto il profilo altimetrico non lo era assolutamente. Un lavoro svolto con assoluta abnegazione, mettendo più volte in difficoltà le altre formazioni. Dimostrando, nella pratica di creare ventagli, di poter vantare un’eccellenza che non ha eguali. Infine la Norvegia, la nazione che il prossimo 24 settembre ospiterà la prova iridata, ma che intanto, sul circuito di Herning, ha incassato con Alexander Kristoff, l’oro del titolo continentale. Nessuno ha mai fatto mistero della grande rivalità che divide il neo campione europeo, dal connazionale Edvald Boasson Hagen. Una rivalità sfociata anche in pesanti polemiche lo scorso anno al mondiale di Doha. Questo pomeriggio però, in terra di Danimarca, la tattica norvegese si è sviluppata non solo all’insegna della massima correttezza, ma anche della massima versatilità. Forte del successo a Salon de Provence, al recente Tour de France, Boasson Hagen ha inteso provarci ancora con il tipico colpo del finisseur. Tentando prima in compagnia di Keukeleire e Trusov a poco più di 6 Km dal traguardo, e poi, insistendo da solo. Così come era riuscito a fare con successo nella terzultima tappa della Grande Boucle. Questa volta non è andata allo stesso modo al forte passista norvegese. Certamente però, la sua azione è stata determinante a far giocare di rimessa il connazionale Kristoff, che poi è stato abile a sfruttare al meglio le sue doti di velocista. Andando ad impreziosire un già ricco palmares che ha nei trionfi alla Sanremo e al Fiandre, le affermazioni più prestigiose.

l’ordine d’arrivo completo

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