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Alejandro Valverde, un divo per tutte le stagioni

Sfiorarla e mai toccarla. Bisogna andare indietro nel tempo per ripercorrere i trascorsi di Alejandro Valverde con l’appuntamento che assegna la maglia iridata nel ciclismo professionistico. Risalire al circuito canadese di Hamilton nel 2003, quando a spuntarla fu il connazionale Igor Astarloa e per l’allora giovanissimo murciano arrivò il primo argento. Fu quello forse, il più autorevole biglietto da visita con il quale il giovane 23enne si presentava alla categoria più importante dell’universo ciclistico. Due anni più tardi, sul circuito di Madrid, lo spunto veloce di Valverde nulla potè contro un velocista possente qual era il coetaneo belga Tom Boonen. Anche in quel caso, un’altra medaglia d’argento. Seguirono poi altre tre medaglie di bronzo; mai però l’iride. Eppure, nonostante la scarsa tradizione spagnola, Alejandro Valverde può vantare quanto a gare in linea, un palmarès come pochi; E soprattutto, con le quattro edizioni della challange UCI Pro Tour all’attivo, la dimostrazione di una versatilità e soprattutto di una continuità come pochi.
Come dire che, un percorso impegnativo come quello di Innsbruck era lì pronto ad aspettare il suo acuto. Pronto a concedere quel giusto tributo che un corridore di quel rango, all’età di 38 anni, può sembrare spettargli di diritto come premio alla carriera. Nel ciclismo però non esiste “l’iride ad honorem” e quella maglia ambita e prestigiosa può essere conquista esclusivamente sul campo. Per quanto corridore versatile, il Tirolo gli aveva messo a disposizione il percorso perfetto; adatto a far valere le sue qualità.
Valverde si è fatto trovare puntuale. A dispetto di una Vuelta corsa con l’ambizione di primato per la classifica generale, dando l’idea di relegare a obiettivo secondario la marcia di avvicinamento all’appuntamento iridato. Chissà se quando nelle ultime frazioni della gara a tappe spagnola ha evidenziato un calo di condizione, non abbia pensato che forse, insieme allo stato di forma, andassero svanendo anche le ambizioni di gloria per l’ormai imminente mondiale.
La classe e l’intelligenza, abbinate a tanti anni di esperienza maturata sul campo, hanno fatto emergere una volta di più le doti di questo grande fuoriclasse che su un circuito particolarmente impegnativo, grazie anche allo splendido lavoro di una Nazionale che ha saputo assecondarlo al meglio, ha ottenuto quel risultato che oggi trasforma in leggendaria una carriera che fino a poche ore fa poteva essere considerata in forma riduttiva “soltanto” eccezionale.

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